Il Congresso Nazionale della SIU presenta il suo risultato più importante



Il Congresso

Il Congresso Nazionale della SIU presenta uno dei risultati più importanti nella storia della chirurgia urologica: un paziente col pene trapiantato può diventare padre. Il caso verrà reso pubblico durante il congresso in corso a Venezia dal medico che ha eseguito l’intervento

Il Congresso Nazionale della SIU presenta uno dei risultati più importanti nella storia della chirurgia urologica: da un anno a questa parte anche l’organo sessuale maschile può essere trapiantato. Lo storico risultato sarà presentato in questi giorni durante il Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia, che si tiene a Venezia fino al 18 ottobre. Il caso specifico riguarda un 21enne che aveva subito l’amputazione dell’organo sessuale per le conseguenze di una grave infezione, e i medici erano stati in grado di salvare un solo centimetro dell’organo del ragazzo. Da qui la necessità di tentare il trapianto, eseguito grazie al prelievo di un membro dal corpo di un uomo morto.

A presentare i risultati del pionieristico intervento sarà André Van Der Merwe, il chirurgo sudafricano che ha eseguito l’operazione, ospite durante il Congresso. Il trapianto di pene è un intervento particolarmente delicato, in quanto la sua riuscita andrebbe a risolvere alcuni dei problemi più gravi relativi alla sessualità maschile. Il fatto che sia stato eseguito in Sudafrica è significativo in quanto i paesi di quell’area contano centinaia di casi di traumi genitali, cagionati principalmente da interventi di circoncisione eseguiti male e senza le dovute precauzioni igienico-sanitarie. Ma il trapianto di organo andrebbe a risolvere anche altri problemi relativi a patologie apparentemente senza soluzione fino a questo momento, come tumori del pene o anomalie genetiche.

Il Congresso illustrerà nel dettaglio le fasi dell’intervento e i tempi effettivi che poi hanno portato a questo storico risultato. A parlare del pionieristico risultato è il segretario della SIU, Vincenzo Mirone

“La chirurgia ricostruttiva ha fatto un vero e proprio miracolo. Il tessuto cavernoso umano responsabile dell’erezione è particolarmente delicato e complesso. Le tecniche usate da Van Der Merwe e i suoi colleghi dell’università di Stellenbosch (Sudafrica) sono molto simili a quelle impiegate per il trapianto di faccia: la vera sfida, infatti, è riuscire a suturare vasi e nervi dal diametro inferiore ai 2 millimetri. Il paziente non ha ancora recuperato la sensibilità al 100 per cento, proprio perché i nervi sensoriali sono sottilissimi e si deteriorano molto velocemente, ma è possibile che entro due anni riesca a tornare ad avere anche una sensibilità normale. Intanto, in appena tre mesi ha recuperato una funzionalità urologica e sessuale che gli ha consentito di avere erezioni e rapporti sessuali pressoché normali: a dimostrazione della ritrovata qualità di vita e della riuscita dell’intervento, il paziente sta per diventare padre”.

Naturalmente gran parte del risultato dipende dalla condizione di partenza del paziente e anche dall’età del soggetto

“la prospettiva di successo è migliore per i soggetti giovani e sani, e soprattutto se il trauma è limitato. Un sessantenne iperteso difficilmente potrebbe ottenere un risultato brillante come quello del ragazzo. Comunque siamo a una svolta importante. Soprattutto per gli uomini che vivono in Paesi dove il rito della circoncisione è comune e viene eseguito senza particolari precauzioni igieniche. Solo nel Sudafrica si stimano almeno 250 casi ogni anno. Altre situazioni che possono portare all’amputazione parziale o completa dei corpi cavernosi sono i traumi genitali: si stima che nel 20-25% delle vittime di ferite da arma da fuoco in sparatorie restino coinvolti gli organi genitali. E a questo punto, l’intervento rappresenta una speranza per coloro a cui rimane la sola alternativa della protesi”.

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