5 Gennaio 2022 - 09:25

Insigne via da Napoli: ecco perchè è una sconfitta per tutti

Insigne

Il capitano del Napoli sembra aver trovato l’accordo con i canadesi del Toronto Fc, ma siamo d’avvero sicuri che sia tutta colpa dei soldi?

Il mercato di riparazione è da sempre una finestra particolare a cui difficilmente i grandi nomi prendono parte. Rispetto alla finestra estiva, le variabili da considerare sono molteplici e per questo molto spesso gli accordi “importanti” arrivano negli ultimi giorni di mercato. I tempi compressi e la difficoltà di intavolare trattative concrete sopratutto con i club di questi tipi di giocatori rendono il tutto molto complicato. Ma, a volte, avviene un cortocircuito tra società e calciatore che permette che operazioni all’apparenza complicate vadano in porto comunque.

È un pò quello che sta accadendo a Napoli in queste ore. Dopo mesi di pseudo-trattative per il rinnovo di contratto, Insigne lascerà Napoli al termine di questa stagione direzione Toronto. Un epilogo a cui tutti erano preparati ma al quale nessuno voleva credere. Un segreto di Pulcinella che, una volta svelato, ha lasciato l’amaro in bocca a tutti. Ma come è potuto succedere? Perché una bandiera della propria città ha deciso di “chiudere” la sua carriera a 30 anni? Siamo proprio sicuri che sia tutta colpa dei soldi?

Insigne-ADL, un rapporto mai sbocciato

Partendo dal presupposto che Insigne non può e non deve essere condannato per una propria scelta personale di carriera e di vita. Ma l‘addio del capitano azzurro non può che essere una sconfitta per tutti. Un addio che avrà 6 mesi per essere metabolizzato e che probabilmente influenzerà anche le prestazioni del numero 24 da qui a giugno. I più nostalgici diranno che in questo calcio non esistono più le bandiere, che i soldi la fanno da padrone e che l’attaccamento alla maglia non ha più importanza. Probabilmente è così, ma come sempre la verità non è proprio così semplice come sembra.

Insigne
Foto: SSC Napoli

Insigne è stato e sarà sempre una bandiera del Napoli. 415 presenze e 10 anni di amore viscerale non saranno di certo cancellati da un addio, anche se avvenuto in questo modo. Il vero problema è che, in queste occasioni, l’opinione pubblica tende ad addossare la colpa ai soli calciatori, additandoli come mercenari (termine abusatissimo) facendo finta di dimenticare che le trattative vanno fatto in due. Quindi, forse è vero che le bandiere non esistono più ma le società, in questo caso De Laurentiis, stanno contribuendo ad estinguere questa figura. A 30 anni e nel punto più alto della sua carriera, Insigne ha legittimamente chiesto che gli fossero riconosciuti i suoi meriti da capitano e da campione d’Europa.

Le cifre chieste da Lorenzo il Magnifico erano fuori mercato? Assolutamente no, e ciò dimostra quanto si sia logorato il rapporto tra il capitano e il presidente. Essere profeti in patria non è mai semplice, e nel corso degli anni Insigne ha provato questo “dolore” sulla sua pelle, addossandosi colpe che molto spesso non gli appartenevano. Ma alla fine a tutto c’è un limite, sopratutto se il gioco non vale più la candela.

I soldi? L’ultimo dei problemi

Molto spesso ci si dimentica che il calciatore, con tutti i privilegi del caso, è pur sempre un lavoro e come tale, la componente economica rimane un punto cruciale. Per questo motivo è da ipocriti condannare una decisione che nel nostro piccolo tutti avremmo preso. Se un azienda concorrente alla vostra (cosa che il Toronto certamente non è nei confronti del Napoli) vi offrisse il quadruplo del vostro stipendio, voi cosa avreste fatto?

Lorenzo Insigne
foto: pagina Facebook Lorenzo Insigne

L’addio di Lorenzo il Magnifico alla sua città, che lo si voglia accettare o meno, non è altro che l’ennesimo atto d’amore verso la propria gente. Il folletto azzurro avrebbe potuto vestire la maglia di qualunque squadra in giro per l’Italia e l’Europa, ciò nonostante ha deciso di cambiare addirittura continente. Andrà a guadagnare soldi che il mercato europeo non gli avrebbe mai potuto offrire? Si, certo, ma forse questo è l‘unico vantaggio che si è realmente portato a casa. Pur di non correre il rischio di tornare al Maradona da avversario, infatti, Insigne a partire da giugno perderà certamente anche la Nazionale non prima però, di cercare di regalargli l’accesso ai prossimi Mondiali. Una scelta che visto il suo l’attaccamento alla maglia azzurra non sarà stata così semplice come la si sta facendo passare.

L’addio di Insigne rappresenta l’ennesima occasione persa del nostro calcio. Una fuga di talento divenuta inevitabile a queste condizioni. In bocca al lupo Lorenzo, ci mancherai.