La Geografia del Buio
immagine da comunicato

Nel corso della conferenza stampa di presentazione de La Geografia del Buio di Michele Bravi, l’artista ha disegnato il profilo del suo nuovissimo concept album. Immagini non solo visive, ma soprattutto sonore. Un percorso a luci spente in cerca del labirinto. Ecco le dichiarazioni

Occorre sedersi e rimodulare i pensieri, prima di raccogliere e mettere insieme le primissime impressioni dalla conferenza di presentazione de La Geografia del Buio. Michele Bravi accoglie la stampa in una sorta di salotto sospeso tra i suoni (il piano di Andrea Manzoni) e le immagini (La copertina del disco che primeggia sullo sfondo). L’atmosfera ideale per iniziare il viaggio, alla scoperta del labirinto.

Al centro di questo universo quasi pittorico c’è lui, Michele Bravi, corredato da una fragilità disarmante. Non è debolezza o disagio, ma forza e bisogno narrativo, un’emergenza di comunicazione. Come fosse uscito da una tela: l’artista un leggio e il microfono e la nobile intenzione di mostrare La Geografia del Buio a carte scoperte, senza alcun filtro.

La Geografia del Buio è un album che nasce dalla solitudine, la più grande che abbia mai conosciuto. Ci tenevo che fosse la mia voce senza filtri a parlare del disco” spiega Michele Bravi, con la naturalezza di chi presenta un prodotto come se fosse un buon amico. “E’ una grande riflessione sul dolore ed è un disco che ha affrontato e superato i rallentamenti della pandemia” prosegue con orgoglio.

Il dolore va mostrato

La Geografia del Buio ha un riferimento letterario importante, si ispira infatti a Diario di un dolore (C.S Lewis, 1961) libro che Michele ha ricevuto in dono da una persona speciale. Il dolore non va nascosto, va mostrato. Non va giudicato, è un fatto. Una casa senza luce è comunque una casa ed io ho imparato ab abitarla” racconta con consapevolezza e aggiunge “E’ il disco d’amore più grande che abbia mai scritto. Ho potuto capire il dolore quando l’ho condiviso con la persona a cui dedico questo album “.

Attenzione però, Michele Bravi è ben fermo su un punto e cioè insiste fortemente sull’intervento medico. “Non voglio che passi il messaggio che la musica salva, è stata la terapia. Il dolore non si cura da solo, la musica arriva in un secondo momento. Decifra il dolore, ma non lo cura“. Dunque la musica è il linguaggio non il mezzo.

Michele Bravi prende le distanze anche dall’idea di un disco che sia simile ad un percorso terapeutico. “Io racconto di come si convive con il dolore, non ho la pretesa di spiegare come si superi” spiega e aggiunge “Esiste una persona che ha provato a condurmi alla luce, ma mi ha solo indicato il percorso, il resto l’ho fatto da solo. Dobbiamo avere coraggio. Un appello di responsabilità quello del cantante, rivolto soprattutto ai giovani o a chi sta affrontando il buio.

Gli inediti piani sonori e la presa diretta

Ci vuole coraggio anche per dare spazio al silenzio. L’assenza di suono spaventa ogni contesto artistico, persino a teatro si cerca con insistenza di colmare i cosiddetti vuoti di scena. Ma La Geografia del Buio è un percorso e come tale raccoglie la bellezza dell’imperfezione. Da qui la scelta di inserire impressioni dalla presa diretta.

Francesco Katoo Catitti, re dell’ingegneria del suono pop ha dichiarato: “E’ stato il disco più difficile al quale abbia mai lavorato“. Questo perché come spiega lo stesso Michele Bravi “La Geografia del Buio è fatto di voce e piano. Doveva suonare come fosse il mio corpo, come se respirasse“. Nell’album sono presenti sonorità e modalità di suonare davvero originali. “E’ un duetto tra la mia voce e il silenzio. Ho avuto il coraggio di inserire momenti di vuoto. Volevo che il corpo del disco fosse vivo, fino a riportare il fruscio della sedia, il frigorifero che si apre, un sospiro”.

Il brano che più di tutti incarna questo spirito è “A sette passi di distanza” che chiude il disco e il percorso. Privo di testo, il pezzo è interamente colmato dalla maestria del pianoforte suonato da Andrea Manzoni. Diversamente in “Mantieni il bacio” è il corpo testuale a fare da protagonista. E’ il racconto di una perdita, la canzone è stata scritta da una bambina di 8 anni (Federica Abbate) dopo aver perso la nonna. C’è la purezza e la complicazione di quel momento. Il brano nasce da una promessa fatta.

L’amore non è un atto privato: chi ama deve poter condividere

Similmente al dolore e al buio che vanno affrontati, anche la sessualità può e deve avere una chance comunicativa. Michele Bravi racconta con naturalezza il suo modo di vivere l’amore con tutti gli annessi: “A proposito della sessualità, c’è bisogno di dire, di riferire. Ho ribaltato la mia posizione di amore come atto privato, chi ama deve poter condividere. Ricordo il mio primo bacio con tutti i dubbi che ne conseguono, quella voce insistente che ti allontana dal ricordo“. E aggiunge con risolutezza “Oggi a quella voce posso dire che quel bacio non era un errore“.

Il tour e la voglia di Live

Da domani venerdì 29 gennaio esce La Geografia del Buio, un concept album interamente strumentale che si articola in 10 tracce. Un progetto al quale sarebbe dovuto seguire un tour e per questo rinviato in piena pandemia. Alla domanda relativa al live e alla voglia di tornare sul palco, Michele Risponde: “Questo disco nasce proprio dal legno di un palcoscenico. Dal teatro san Babila di Milano. Ovviamente c’è la volontà e la voglia di raccontarlo al pubblico e tanta. Mi auguro di poterlo fare il prima possibile“.

Dire grazie è un nobile dovere

Con l’umiltà che di solito contraddistingue l’artista, Bravi ringrazia la sua etichetta discografica la Virgin, i giornalisti intervenuti e dedica qualche altro grazie importante. A Maria De Filippi che come una madre gli ha dato il coraggio di tornare in scena, mettendo a disposizione il palco di “Amici Speciali”, lo speciale del Talent show andato in onda nel maggio 2020, dove tra l’altro si è classificato al secondo posto, dietro il vincitore Irama.

Un grazie anche a Fedez e Chiara Ferragni: “Lui e Chiara mi sono stati vicini, erano in sala quando sono tornato a cantare”. La Geografia del Buio è anche questa, una inedita gratitudine ritrovata: “Adesso l’album ha questi colori e lo racconto con una gratitudine che forse non avrei avuto un anno fa”.