La paranza di Saviano, la gioventù bruciata di Napoli



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E’ dissacrante. E’ vero. E’ reale. E’ crudo. E’ potente. Quando ti ritrovi ad aver terminato la lettura dell’ultimo lavoro di Saviano “La Paranza dei bambini”, spasmodica corsa per finire un racconto di cui forse fin dall’inizio conoscevamo l’epilogo, ti senti soddisfatto. Una storia densa, colma di verità, una verità che fa male ma che persiste a Napoli

L’ultimo lavoro di Roberto Saviano è in cima alle classifiche dei libri più venduti da settimane proprio perché racconta una realtà parallela a quella che conosciamo tutti, che resta intrappolata in quei vicoli presi contromano dai motorini di ragazzini che si sentono già adulti e che commettono omicidi con il senso di colpa di chi mangia un intero pacco di biscotti.

I protagonisti della storia sono, appunto, un gruppo di ragazzini come tanti: giocano alla Xbox, scattano selfie e li pubblicano su Facebook, desiderano l’ultimo IPhone. Solo che sono nati nel cuore di Napoli, provengono da famiglie diverse per estrazione sociale e hanno un unico obiettivo: i soldi; e i soldi a Napoli si fanno col potere, il potere lo si ottiene con la forza e la forza a Napoli puzza di Camorra e di morte.

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La copertina de “La paranza dei bambini” di Roberto Saviano

Dumbo, Dentino, Tucano, Pesce Moscio e poi lui, Nicolas alias Maraja, vero protagonista, boss e ideatore della Paranza. Saviano ha utilizzato una metafora insolita per il resto d’Italia ma non a Napoli:

“la paranza è lo scarto della pesca, quei pesciolini che da soli non hanno sapore, ma raccolti in un cuoppo di carta e messi insieme diventano prelibatezze “.

Così questi bambini cresciuti troppo in fretta, a suon di rinculo di una Desert Eagle troppo potente per una mano bambina, si uniscono, si tatuano un simbolo di appartenenza al gruppo, si ritrovano nel Covo a Vico dei Carbonari e lì pianificano il loro futuro a breve termine. Sì, sono consapevoli dell’imminenza di una morte prematura, probabilmente plateale, sotto i colpi di un Kalashnikov avversario e proprio per questo instaurano alleanze con Boss decaduti, si addestrano a sparare dai tetti, si esercitano a sparare “sui neri, tanto chi vuoi che se ne accorga della morte di un nero”. Uccidono per noia, vendono droga per soldi e ne fanno uso per sentirsi grandi. Piscitielli. Piscitielli di paranza che da soli non valgono nulla e si nutrono del consenso del branco.

A pagare le conseguenze saranno i più deboli, ma non spoileriamo nulla.

Anche se la geografia della storia resta la stessa, Gomorra e La paranza dei Bambini sono due mondi completamente diversi. Droga, sesso tra bambini, omicidi commessi poco dopo aver preso la Prima Comunione. Ma questo è piaciuto al lettore, è piaciuto a me. La crudeltà, la cattiveria, il senso di appartenenza, le bravate, la superficialità. Il mondo proibito dell’esercito dei bambini. 

 

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