Omar Mohammed

In un servizio de Le Iene Monteleone ha incontrato sia una famiglia palestinese sia una famiglia israeliana, per capire in che modo intendono affrontare la situazione oggi dopo 70 anni di lotte

Nel servizio de Le Iene di ieri sera, 10 dicembre, l’inviato Antonino Monteleone si è recato nei pressi di Gerusalemme e ad ha incontrato alcune famiglie.

In particolare la situazione che ha trovato, qualche giorno giorno fa è stata aggravata da una dichiarazione di Trump,che ha riconosciuto Gerusalemme capitale di Israele; la città però è considerata capitale dalla Palestina e questo ha creato non pochi scompigli.

Monteleone ha incontrato così due famiglie: una palestinese e una israeliana. Vivono a circa 300 m l’una dall’altra ma per i palestinesi il quartiere israeliano non dovrebbe esistere. Questo perchè è una colonia di 260 famiglie le cui prime 10 erano arrivate in quel territorio nel 1977, all’inizio del periodo di lotta. Colonie come questa esistono in molte città palestinesi e gli scontri registrati sono molti ogni anno.

Come racconta una ragazza israeliana, poco tempo fa un terrorista palestinese è arrivato nella casa di fronte alla sua uccidendo 3 persone.

Entrambe le famiglie però sembrano vivere nella piena tolleranza dell’altro anche se in realtà non è del tutto così; si augurano una buona vita ma non si considerano come aventi gli stessi diritti.

In Palestina è addirittura vietato mostrare in tv la cartina geografica con i confini israeliani mentre per Israele la Palestina come Stato non esiste.

Sia gli israeliani sia i palestinesi inoltre giustificano i loro comportamenti “violenti” come autodifesa dagli atti palestinesi.

Monteleone allora chiede ad un uomo israeliano se è stanco di lottare ancora ma lui gli risponde che non hanno l’opportunità di fare la pace. Il popolo musulmano poi non permetterà mai la pace con uno stato non musulmano in Medioriente.

Possibili soluzioni di pace

Monteleone ha così incontrato due uomini che hanno ben chiara una soluzione.

Il primo è convinto che per unire palestinesi e israeliani il segreto stia nell’economia. Personalmente infatti gestisce un gruppo di lavoratori di entrambe le “fazioni”, attribuendo a tutti lo stesso stipendio e gli stessi diritti. Perciò sostiene che la pace potrà avvenire solo quando Palestina e Israele decideranno di sviluppare un’unica economia.

L’altro uomo invece è l’ex capo dei servizi segreti israeliani, Amy Ayalon, ed ha un’idea completamente opposta. Prima di tutto gli israeliani non devono più espandere le loro colonie nella parte araba di Gerusalemme e nella parte est del muro ma solo a ovest;

Seconda cosa c’è la necessità di una legge per il rientro a Israele dei coloni della Cisgiordania così che abbiano anche una casa in Israele.

Si arriverebbe a quartieri arabi sotto il controllo palestinese e quartieri ebraici sotto il controllo israeliano; per la “Città Santa” e i luoghi sacri invece andrebbe attuato un regime speciale. Si cambierebbe,così facendo, la realtà politica del Medioriente.

Ayalon non ha nemmeno paura di essere giudicato nemico di Israele, è già così da anni. Secondo l’uomo sono infatti i supporter della destra del governo quelli che in questo modo tradiscono i disegni dei padri fondatori: la creazione di un paese democratico per il popolo ebraico.

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