Leva obbligatoria, la Difesa frena: “Militari devono essere professionisti”

leva obbligatoria Legge Di Bilancio

Dopo la boutade di Salvini sulla reintroduzione della leva obbligatoria, la Difesa interviene affermando la necessità di avere professionisti nel personale

Matteo Salvini rilascia ormai quotidianamente dichiarazioni destinate a far discutere, anche per tenere alta l’attenzione mediatica sulla sua figura e quindi mantenere uno spazio rilevante nelle dinamiche di governo. La dichiarazione di oggi ha riguardato la reintroduzione della leva obbligatoria per alcuni mesi. “Facciamo bene a studiare i costi, i modi e i tempi per valutare se, come e quando reintrodurre per alcuni mesi il servizio militare, il servizio civile per i nostri ragazzi e le nostre ragazze così almeno imparino un po’ di educazione che mamma e papà non sono in grado di insegnarti” ha dichiarato infatti il Ministro dell’Interno durante un comizio in Puglia.

Ma già qualche ora dopo è intervenuto a sgonfiare la proposta (e le reazioni) il Ministero della Difesa, che ha pubblicato un comunicato in un cui affronta seriamente la questione. Nel comunicato si legge infatti: “Il ministro Trenta si è già espressa sul tema nei giorni scorsi: è una idea romantica ma i nostri militari sono e debbono essere dei professionisti e su questo aspetto è d’accordo anche Salvini“. In effetti, più che al Ministro dell’Interno, un’eventuale riforma della leva spetterebbe appunto al Ministro della Difesa Trenta, dato che Salvini non ha nessuna giurisdizione sulle Forze Armate.

La leva obbligatoria, quindi, non permetterebbe di formare adeguatamente i soldati, che invece necessitano di addestramenti specifici, lunghi e organici. Meglio meno risorse, ma più formate, quindi, in linea con quelli che sono gli standard degli eserciti moderni.

È quindi probabile che anche questa dichiarazione non si tradurrà in una novità legislativa effettiva (per quale il ministro Trenta dovrebbe prendere iniziativa), ma rimarrà un’esternazione più utile mediaticamente per prendersi i titoli dei giornali che per dettare in maniera concreta l’agenda di governo.