Mango, la nostra “Rondine volata via” avrebbe compiuto 62 anni



Mango

Mango è stato una personalità dalle mille coloriture vocali ed emozionali. L’ermetismo non era nei testi, ma nella voce composta in parte da timbrica e in parte da anima. Oggi il cantante lucano avrebbe spento 62 candeline

Mango è comunemente definito come cantautore, musicista e scrittore italiano, ma questo artista il cui talento non è stato riconosciuto appieno in vita, come solo ai grandi capita, ha lasciato molto di più al panorama della musica leggera italiana.

Gli esordi e il successo

Giuseppe Mango originario di Lagonegro, comune della provincia di Potenza, trascorre gran parte della sua vita a Roma e sarà proprio la Capitale a far emergere le sua abilità. Fondamentale risulterà in particolare l’incontro avvenuto nel 76’ con Renato Zero.

L’eccentrico cantante (in quegli anni Zero era nel pieno dei suoi memorabili travestimenti provocatori e shocking)  dopo il primo ascolto di alcune sue canzoni, non resta indifferente all’unicità vocale dell’allora 22enne Mango e lo presenta a Franco Migliacci, produttore della RCA Italiana, per la quale incide l’album “La mia ragazza è un gran caldo”, pubblicato nell’ottobre del 1976.

La prima prova discografica di Mango colpisce due signore della musica italiana: Patty Pravo che decide di prendere in prestito due estratti dall’album per poi reinterpretarli nel suo “Tanto” e addirittura Mia Martini che fa propria Se mi sfiori e la ripropone nell’EP dal titolo “Che vuoi che sia… se t’ho aspettato tanto” prodotto dall’etichetta Come il Vento sempre nel 1976.

Il timido ragazzo lucano dopo qualche rapido abbaglio di fama che gli fa soltanto sfiorare il successo senza mai raggiungerlo e dopo aver presentato nell’84 alla Fonit un provino che però non riceve la giusta attenzione, decide di abbandonare la musica.

La riscoperta

Proprio quando tutto sembra essere perduto ecco che il paroliere Mogol recupera il prodotto tra gli archivi degli studi della Fonit, quasi per caso. Il provino contiene Mama Voodoo, un brano che a parer di Mogol con delle potenzialità, ma manchevole nel testo e per questo da riscrivere, operazione di cui si prende carico lo stesso papà del cantautorato italiano. Ne viene fuori la famosissima Oro.

La riscoperta di Mango avvenuta ad opera di Mogol è sicuramente il punto essenziale della storia artistica del cantautore che da allora inizierà un florido sodalizio con il celebre Giulio Rapetti.

Uno stile unico

La sua voce inconfondibile non ci mette molto a farsi conoscere grazie ad uno stile che sa fondere pop e rock. Ma non è questa mescolanza l’elemento di diversità, quel quid che ha fatto si che nel corso del tempo si potesse parlare di un “cantare alla Mango”.

Cantare alla Mango significa istituire un’orchestra invisibile tra ugola e palato, fare un uso strumentale della voce, utilizzando il cuore come cassa di risonanza acustica. L’utilizzo di vocalizzi come note prolungate e nenie ritmiche nostalgiche e struggenti, hanno forse penalizzato il giudizio che si è avuto in vita di Pino Mango.

La critica

Mango ha venduto nel corso della sua carriera ben 5.000.000 di dischi e scritto brani per diversi artisti, tra cui: Patty Pravo, Andrea Bocelli, Loretta Goggi, Mietta e Loredana Bertè. E non solo, le sue canzoni sono state interpretate da artisti italiani e internazionali come: Mina, Mia Martini, Leo Sayer, Hélène Ségara e Eleutheria Arvanitakī.

Risultati di tutto rispetto che tuttavia hanno sempre raccolto un ponderato e misurato entusiasmo da parte di una critica forse sin troppo restia nel riconoscere un prodotto dal valore inestimabile.

Eppure tra le schiere della critica musicale c’è stato chi ha saputo cogliere con anticipo la vera essenza dell’animo artistico di Mango, ovvero il giornalista e critico Mario Luzzatto Fegiz che lo definì come un «autentico innovatore della musica leggera italiana».

Il ricordo

Tutto è pensare a te/ e così ti penso recita così l’incipit di uno dei testi più apprezzati di Mango, ovvero Amore per te e in questa giornata in cui si ricorda il compleanno di uno dei grandi della musica italiana, mai altro pensiero sembrò più adatto.

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