Marte

Il presidente uscente Barack Obama ha dichiarato, attraverso un articolo scritto per Cnn online, che l’essere umano potrebbe essere presente sul pianeta rosso già a partire dal 2030

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Marte ultima frontiera. Non è Spock a parlare, ma il presidente uscente Barack Obama, che in un articolo scritto per Cnn online ha dichiarato che l’essere umano potrebbe essere presente sul pianeta rosso già a partire dal 2030. Nel suo articolo Obama parla di quanto siano andate avanti le scoperte scientifiche a proposito dell’esplorazione spaziale, e cita la scoperta dell’acqua proprio su Marte, oltre alla dimostrazione della presenza di ghiaccio su una delle lune di Giove.

Inoltre” si legge “abbiamo mappato Plutone, che si trova a più di tre miliardi di miglia di distanza e i nostri telescopi spaziali hanno rivelato ulteriori pianeti simili alla Terra. Inoltre i nostri scienziati hanno approfondito la conoscenza degli asteroidi, contribuendo a prevenire in anticipo la collisione con il nostro pianeta. Le nostre navicelle hanno studiato da vicino ogni pianeta del sistema solare, cosa che nessuna altra nazione è riuscita a fare. Ora è la volta del “salto gigante” “.

Ma il sentiero che porta al pianeta rosso è irto di ostacoli.

Primi fra tutti i raggi cosmici, particelle cariche ad alta energia che hanno origine dal sole e dalle altre stelle e vagano nello spazio. Per gli esseri umani che metterebbero piede su Marte, l’esposizione a questi raggi costituirebbe un danno per il cervello, che provocherebbe disturbi cognitivi e di memoria, ansia e depressione fino a 24 settimane, oltre a un deterioramento vero e proprio delle facoltà.

Sarebbe davvero assurdo pensare che il gruppo di astronauti presenti su Marte per la prima missione possa fallire a causa della mancanza dei funzioni cognitive di base. Vittorio Cotronei (Asi) spiega perché un viaggio a questa condizioni sarebbe particolarmente rischioso “Purtroppo non esiste ancora uno scudo in grado di schermare adeguatamente i raggi cosmici, perché i materiali attualmente disponibili sarebbero troppo pesanti per un veicolo spaziale. Esiste inoltre un’altra incognita che riguarda la lunga permanenza nello spazio: gli effetti sul fisico degli astronauti. Finora abbiamo sperimentato tempi di un anno al massimo, continuativi, con l’astronauta Scott Kelly. Non sappiamo quali conseguenze potrebbero avere permanenze di tre anni e oltre, necessarie per una missione su Marte”.

Staremo a vedere se il successore di Obama terrà fede alla sua linea per quanto riguarda la politica di sovvenzione per la ricerca spaziale o quello del presidente rimarrà l’ennesimo proclama. Kennedy nel ’62 anche ne fece uno simile, però poi sulla luna ci siamo davvero andati come aveva detto.

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