Matera, la città “incastrata” nei Sassi



Matera, panoramica da Piazzetta Pascoli

A ZONzo va a Matera. La Capitale della Cultura 2019 è la città dal fascino magnetico, “Con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”

I giorni estivi mancano sempre un po’ quando si avvicina la stagione invernale, soprattutto se legati ad un viaggio, piccolo o grande che esso sia. Ed è proprio una breve visita a Matera, in una caldissima giornata di fine agosto, che mi torna in mente.
Se quello di Rocco Papaleo e Alessandro Gassman, nell’omonimo film, era un “Basilicata coast to coast”, il mio è stato più un “Basilicata dentro per dentro”, per usare un’espressione per nulla corretta, che non ha niente a che fare con la lingua italiana, ma è tipica del dialetto meridionale e rappresenta pienamente l’essenza a di questo luogo.

Matera, infatti, è una città “incastrata”: nel tempo, nella roccia e in un preciso territorio della Basilicata. Quella stessa regione che, a sua volta, è incastrata tra la Puglia, la Campania e la Calabria, ma con uno sbocco al mare, verso cui sembra volersi tuffare, come se esso fosse la via di scampo da tutta questa troppa terra.

Eppure questa città del profondo sud è stata “incoronata” il 17 ottobre 2014, tra gli sguardi attoniti delle più “nobili” Siena, Perugia, Lecce e Ravenna, contro cui secondo alcuni non aveva speranze, Capitale Europea della Cultura 2019. “La cultura rende inevitabile ciò che è altamente improbabile” è la citazione di Pierre Boulez che accoglie i visitatori che si dirigono verso il cuore di Matera: inevitabile che la cultura di una città che sembrava improbabile la premi. Ferma nel tempo e nello spazio, ma in realtà in movimento, con i piedi ben piantati nel proprio passato e nella propria storia, ma con uno sguardo rivolto all’orizzonte del futuro. “Con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro” cantava Pierangelo Bertoli.

Matera, "La cultura rende inevitabile ciò che è altamente improbabile" [Pierre Boulez]
Matera, “La cultura rende inevitabile ciò che è altamente improbabile” [Pierre Boulez]

Dopo una lunga camminata per raggiungere il centro storico si arriva a Piazzetta Pascoli e gli occhi si riempiono dello spettacolo che compare davanti: i Sassi che si ergono sullo strapiombo della Gravina della Murgia materana, immersi nel silenzio, nonostante il chiacchiericcio dei turisti, e nella luce del sole che si riflette sulla pietra bianca.

La pietra bianca in cui sono scavati il Sasso Caveoso, più antico, disposto come un anfiteatro rivolto verso sud, ed il Sasso Barisano, che prende il nome dalla famiglia romana Varisius, a nord della Civita arroccata in alto, nel mezzo.

Dalla piazza, stracolma di gente che si affolla dinanzi al belvedere in cerca di uno scatto, si prosegue poi attraverso la Strada dei Sassi, per addentrarvisi, in un percorso un po’ tortuoso, ma decisamente appagante per la vista.

Scendendo lungo questa via è possibile giungere al Convicinio di Sant’Antonio, un complesso di quattro chiese rupestri collegate tra loro da un cortile, il convicinio per l’appunto, risalenti al XII secolo e successivamente profanate e trasformate in cantine.

Qui il percorso si interrompe per tornare indietro e dirigersi, lungo Vico Solitario, verso la celebre Casa Grotta e verso Piazza San Pietro Caveoso, altro punto panoramico, da cui poter ammirare il Sasso Caveoso da una parte e la Gravina dall’altra. Infine la faticosa risalita, attraverso Via Muro, al punto più alto di Matera: Piazza Duomo, un terrapieno in realtà artificiale, ove sorge, a sovrastare, con la sua imponenza, la Civita, la Cattedrale (purtroppo attualmente in restauro), dedicata ala Madonna della Bruna.

Matera, Piazza San Pietro Caveoso
Matera, Piazza San Pietro Caveoso

I Sassi, un tempo motivo di vergogna, abitazioni umili che accoglievano uomini ed animali, e per questo considerati simbolo di una civiltà e di una mentalità retrograde, hanno invece negli anni ottenuto il meritato riscatto, fino ad essere dichiarati dall’UNESCO Patrimonio mondiale dell’Umanità. Hanno saputo lasciare il segno nell’animo di scrittori, nella loro “dolente bellezza” (Carlo Levi) con “un velo di poesia e di malinconia” (Giovanni Pascoli). Hanno saputo stuzzicare il genio visionario di registi come Pasolini e Mel Gibson che vi ci hanno visto l’ambientazione perfetta, naturale, per i propri capolavori cinematografici.
Sono infatti diversi i luoghi che, avventurandosi tra le numerose salite e discese che si alternano tra i quartieri dei Sassi, si possono riconoscere come già visti ne “La Passione di Cristo”: il “Golgota”, visibile in lontananza; la scalinata di Via Muro, luogo della Via Crucis; il complesso di Santa Maria delle Malve e, all’incrocio tra il Sasso Caveoso e quello Barisano, la porta d’ingresso della Gerusalemme hollywoodiana: Porta Pistola.

Matera insieme al panorama della Murgia ha molto dell’immaginario biblico, caratteristica che la rende, non a caso, scenario del Presepe Vivente. Da sei anni si svolge tra i Sassi, in occasione delle festività natalizie, quella che è la più grande rievocazione del genere al mondo e che dà la possibilità ai suoi visitatori di prendervi parte.

Città dunque dal fascino estremamente suggestivo, quasi magnetico, che non conosce tempo, come se questo lì avesse smesso di scorrere, lasciandola immutata, ma non per questo “morta”, ma anzi fervente come la sua gente che sa da dove proviene e sa dove, nel quadriennio che la separa dal 2019, vuole arrivare. “Ieri, oggi e domani”, citando il Maestro Eduardo De Filippo: in materano “ajire, joshe e crà”.

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