Mongolia parte 2: vivere senz’acqua e senza comfort



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Mongolia parte 2°: vivere senz’acqua e senza comfort, con una vera Nomadic Family, nelle tipiche gher e nel bel mezzo del deserto del Gobi

Mongolia parte 2°: Animerranti ci porta alla scoperta della Mongolia, in un tour di oltre 2.800 Km, da Ulaan Batar fino all’entroterra, attraversando il deserto del Gobi.

In questa prima tappa del loro viaggio nel mondo, che ha avuto inizio esattamente un mese fa, ci mostreranno cosa vuol dire vivere con le tipiche nomadic family (famiglie nomadi) e nelle tradizioni Gher (case/tenda).

Mongolia: “Le famiglie nomadi” parte 2

Chi sono le “Nomadic Family”? Come vivono, dove vivono e cosa significa vivere con loro?

“Vivere senz’acqua”

Immaginate di acquistare una tenda da campeggio, solo un po’ più grande e resistente, e di piazzarla poi nel bel mezzo nel nulla, ogni volta in un posto diverso, per anni ed anni…
Ecco, è proprio così che avviene per le nomadic family.

Piazzando le loro “case” ogni volta in un posto diverso, gli abitanti delle famiglie nomadi non posso concedersi il lusso di docce calde, né tanto meno fredde, perché nelle gher non vi è acqua corrente.
Per reperirla devono fare grandi scorte, acquistandola o pompandola manualmente dai pozzi scavati fino al sottosuolo.

Tutta l’acqua che riusciranno a procurarsi dovrà bastare fino al prossimo carico.
L’acqua è quindi per loro un bene prezioso, è non ve ne si può sprecare neanche una goccia.
Non vi è spazio per rubinetti lasciati aperti tutto il tempo mentre si lavano i piatti, viene bensì riempita un’unica ciotola di acqua bollente, e con quella stessa acqua verranno lavate tutte, ma proprio tutte, le stoviglie della giornata.
I vestiti vengono usati più e più volte, anche per settimane intere, prima di essere lavati.
E le coperte… forse una volta all’anno, in primavera.
Abbiamo ammirato donne lavarsi capelli lunghi fino al bacino usando un piccolo ciotolino; e donne lavare “le interiora e le budella”, (si, avete letto bene, le interiora e le budella) di una pecora appena uccisa con un solo mestolo d’acqua.

Ma vivere senz’acqua non è solo questo.
La parte piú dura è stata scoprire che le famiglie nomadi non hanno bagni; non come li intendiamo noi almeno.

La loro toilette è data da un buco nel terreno sul quale vengono poggiate due asse di legno, e lasciato uno spazio vuoto al centro; il tutto viene poi circondato da qualche staffa di legno, talvolta addirittura senza tetto. I bisogni vengono fatti lì, in quel buco, in piedi, senza confort né comodità, avvolti dal “profumo” emanato dal buco sotto i piedi, simile a quello di un bagno sporco in cui non si è mai tirato lo sciacquone.

Ovviamente, guardando verso il basso, nel buco, è possibile ammirare mesi e mesi di… avete capito!
Quando la fossa è quasi piena, viene coperto di terra e ne viene scavata una nuova.
Una vita dura penserete voi, ed è vero; ma almeno così facendo, con il loro stile di vita, provvedono alla tutela e alla salvaguardia del pianeta, senza inquinare i mari del mondo con rifiuti organici e chimici come invece facciamo noi occidentali.
L’acqua è un bene prezioso, e non va sprecato; loro lo hanno capito.

“Vivere nel bel mezzo del nulla: addio comfort”

Avete presente tutte quelle piccole comodità che rendono la nostra vita “migliore”, ma che neanche più notiamo o apprezziamo, perché le diamo per scontate?

Ecco, avrete modo di “rivalutarle” ad una ad una, dopo aver vissuto in una gher.
Piazzate dovunque e nel bel mezzo del nulla, le nomadic family non hanno elettricità, se non quella fornita da un generatore portatile (lì dove lo abbiano) e che va usata per l‘essenziale, senza sprechi.
Provate ad immaginare a tutto ciò che usate e che comporta l’uso della corrente elettrica, diretta o per la ricarica, e poi… eliminatelo
. Non hanno apparecchiature elettroniche come computer, televisori, microonde; non hanno internet, e non sono raggiunte neanche dalla rete gsm per il cellulare; ovviamente non hanno neanche una lavatrice, nè un frigorifero;

 la carne, che rappresenta una delle pietanze principali della loro dieta, viene “conservata al fresco”, dentro o fuori la gher, semplicemente appendendola alla parete.

I letti sono fatti di legno, ed i materassi…anche; niente lattice, o memory foam, e neanche molle, ma proprio legno.
Sono quasi completamente fuori dal mondo e da ciò che in esso accade, perché non possono reperire notizie dai telegiornali o giornali. Vi è un unico abito tradizionale da indossare durante le giornate di festa; ma per il resto dei giorni dell’anno, non si usano abiti alla moda o tacchi a spillo, bensì vestiti pratici e comodi per la cura degli animali e le faccende domestiche.


Ma è proprio grazie al loro “essere isolati” che riescono a vivere una vita “autentica”, in cui seguono solo le loro volontà, senza farsi condizionare dalle aspettative nè dai giudizi altrui; quando si sta da soli, nel nulla, non si teme il giudizio altrui.

Non vi capiterà neppure di assistere alla tipica scena di persone con lo sguardo fisso sul cellulare, insieme ma comunque “soli”; senza internet, gli abitanti delle gher impiegano il loro tempo libero passeggiando, cavalcando, scrivendo, disegnando, cucinando… e dialogano fra di loro, sempre.

I bambini non hanno playstation, wii o xbox, e neanche tablet; li vedi sorridere felici anche solo per un disegno, o giocare a giochi semplici e arrangiati, come i “salti sulle ruote” o “il lancio dei sassi”.
È una vita semplice, fatta di poche cose e dello stretto necessario; ma se riuscirai ad aprire gli occhi e “guardare” realmente, mettendo da parte ogni pregiudizio, potrai vedere tutto lo splendore che vive in essa; e fidati, ne sarà valsa la pena.

Per vedere con i tuoi occhi cosa significa “vivere con una nomadic family mongola”, guarda i video: 

Ci aggiorniamo al prossimo venerdì per scoprire i segreti di questa meravigliosa terra chiamata Mongolia.

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