Come le mode in stile vintage influenzano il nostro presente



giradischi e vinili, emblemi del vintage

Il 2017 sancisce la riscoperta da parte dei giovani dello stile vintage. Nella moda, nella musica, nel cinema, nulla sfugge al ritorno del passato

Salto un attimo in Vespa per andare al negozio, ho ordinato quel 45 giri che aspettavo da tanto! Passi da me ad ascoltarlo questo pomeriggio? Poi stasera ti porto al cinema come promesso, Blade runner sarà qualcosa di memorabile“.

Ebbene potrebbe sembrare una conversazione tra due ragazzi nel 1980, invece è più attuale che mai.

Il 2017 ormai agli sgoccioli ha portato tra i giovani una ventata di nostalgica riscoperta degli anni precedenti finora abbastanza ignorati. È la rivalutazione del vintage, oggi più che mai, trendy. Un’ ispirazione di stile retró che ormai quasi paradossalmente diviene stile attuale, tant’è radicato e di consuetudine.

John Travolta, Olivia Newton John e Jeff Conaway sul set di “Grease”, 1978

Oggi sembra la normalità. Questo perché siamo difronte ad un’ispirazione a tutto tondo: nessun settore sfugge al ritorno del passato. La moda inevitabilmente è il fenomeno che più salta all’occhio. Specie tra i giovani tornano in voga cappotti lunghi, giacche in jeans e tessuti a coste, camicie a fiori da perfetto hippie, pantaloni a zampa d’elefante con chiodo in pelle stile Grease, cappelli borsalino da spregiudicato american gangster anni ’60, con le bretelle che rimpiazzano le cinte, gonne lunghe per le donne o ammiccanti minigonne con top e tacchi a spillo da vera pin up.

tipica Pin up anni 30

Capi d’abbigliamento che una decina d’anni fa potevano ritenersi superati, accantonati perché si puntava al futuro, oggi invece tornano di moda. E non sono certo io a dirlo, ma un colosso come la Nike che rilancia sul mercato a prezzi tutt’altro che stracciati la AIR MAX 97 SILVER, un modello di sneakers che fece furore agli inizi del nuovo millennio.

Leonardo Di Caprio nei panni dell’investigatore Teddy Daniels sul set di “Shutter Island”, 2010

Giovani che amano vestire vintage implica giovani che amano ascoltare musica in modi vintage. Specie sull’e-commerce sono letteralmente impennati gli acquisti di vinili e giradischi. La rivalutazione dell’analogico nell’ultimo anno ha avuto una crescita esponenziale. Si è riscoperto il fascino di andare ad acquistare un 45 giri, custodirlo con cautela affinché non si rovini, ammirarne le grafiche delle custodie con le foto dei propri idoli, ascoltare quel piacevole fruscio della puntina sulla pista.

Lp 45 giri “THE DARK SIDE OF THE MOON” dei Pink Floyd, 1973

Piccoli dettagli che forse però riuscivano a regalare più emozioni. Parte dunque la corsa nelle cantine, alla ricerca di circolari gioielli da rispolverare, di LP dei propri genitori segregati in qualche ripostiglio dimenticato, ritenuti tecnologia superata, obsoleta.

E allora si riscoprono di conseguenza le psichedeliche melodie dei Pink Floyd, le poesie su musica di un ribelle Morrison, la spensieratezza esuberante degli scarafaggi di Abbey roads, leggende che un 20enne dei giorni nostri non ha potuto vivere, leggende che forse per questo lo spingono a rivangare il passato. Il vinile probabilmente crea più contatto, più vicinanza con la musica stessa. Sinergia e sensazione che la freddezza di un Mp4 stava facendo perdere. Il vinile è dunque l’emblema dell’approccio vintage al campo musicale. Ma non quantificabili sono le riproposizioni che la società attuale attinge dal proprio passato.

Polaroid

Torna di moda fotografare ed immediatamente possedere il ricordo cartaceo di quell’istante.

La Polaroid è l’ultimo trend in campo fotografico, rivisitata e migliorata, ma con lo stesso presupposto di base che la contraddistingue.

Le auto d’epoca ritornano come vero lusso degli intenditori, sinonimo d’eleganza a discapito della tecnologia futuristica. Passando alle due ruote invece exploit di fiere e raduni in tutta italia targate moto Guzzi, ormai eccellenza internazionale, stile cafe racer e linee aggressive da viaggiatore ribelle e senza regole. Per non parlare del fascino intramontabile della Vespa, che da anni accompagna ragazzi e ragazzi per le vie di tutto il mondo a mo’ di Vacanze romane. Tutto richiama il vintage, tutto ricorda il vintage. Ormai non si invecchia più, si diventa vintage.

Audrey Hepburn e Gregory Peck a bordo dell’iconica Vespa sul set di “Vacanze romane”, 1953

Stesso modus operandi anche per il mondo del cinema, abile a monetizzare quest’influenza: da Blade runner 2049 che riprende una storia iniziata ben 35 anni fa, a Star Wars che con ulteriori tre capitoli negli ultimi tre anni continua una saga ideata nel lontano 1977, così come per l’intrippante Trainspotting 2, sequel voluto a grande richiesta esattamente 20 anni dopo la nascita del mito. E sono solo alcuni dei numerosi esempi citabili. Le case produttrici hanno infatti intuito che il cult era il modello da portare avanti, questo talvolta in maniera egregia, talvolta ahimè rovinando tutto. Ma sebbene le continuazioni spesso deludano i nostalgici, il botteghino riscuoterà sempre alla grande. E’ il privilegio di ripartire da basi già ben consolidate.

locandina di “Star Wars- The last Jedi”, 2017

Tutto questo guardare indietro con occhi nostalgici, però, è una moda passeggera o un segnale che dovrebbe far riflettere? Il cinico Woody Allen nel suo capolavoro “Midnight in Paris” diceva in maniera schietta ed esplicita che saremo sempre affascinati dalle età precedenti ma solo ed esclusivamente perché non le abbiamo mai vissute, e mai contenti di ciò che abbiamo dobbiamo rifugiarci altrove, se non in un altro luogo, in un altro periodo. L’erba del vicino è sempre più verde, l’era dei nostri nonni sempre più felice.

Il presente sarà sempre noioso ed insoddisfacente finché non diventerà a sua volta passato…dunque è giusto lasciare che scivoli via, restando sempre un gradino indietro? Siamo davvero così in regresso come generazione, o è solo un futile sopravvalutato vezzo?

Jean-Louis Trintignant e Vittorio Gassman sul set di “Il sorpasso” di Dino Risi, 1962

Ognuno di noi ha un ricordo sbagliato dell’infanzia. Sai perché diciamo sempre che era l’età più bella? Perché in realtà non ce lo ricordiamo più com’era…lo sai qual è l’età più bella? Te lo dico io qual è. È quella che uno c’ha. Giorno per giorno. Fino a quanno schiatta se capisce!” ammoniva un giovane Vittorio Gassman ne IL SORPASSO di Dino Risi.

Ora sia ben chiaro, nulla in contrario al lasciarsi ammaliare dal fascino del vintage, ma sarebbe stato alquanto complicato avere dei lettori se al posto di questo Pc avessi scelto una macchina da scrivere…

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