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Natale e Covid: in Vaticano chiuso l’accesso ai fedeli per il rito. I vescovi assicurano collaborazione al governo. In Francia protestano

Il rito previsto per Natale quest’anno, a causa del Covid, è ancora in alto mare. Fino ad ora si è parlato della possibilità di anticipare la nascita di Gesù di qualche ora. Una procedura, questa, adottata anche gli anni passati sia da Papa Francesco che dal suo predecessore Ratzinger. Tuttavia ad oggi la Prefettura della Casa Pontificia non ha diramato alcuna notifica, in attesa di capire cosa accadrà in Italia e cosa deciderà il governo. Ciò che è certo è che il rito si farà in Vaticano a porte chiuse, senza le migliaia di persone che in passato affollavano San Pietro. Nel rispetto delle norme anti-covid saranno presenti soltanto pochissime persone e i canonici e la messa verrà trasmessa dai media vaticani.

La Conferenza Episcopale Italiana

Anche alla Cei c’è attesa in vista del Natale. I vescovi italiani aspettano informazioni dal Comitato Tecnico di Sanità con il quale sono in continuo contatto e al quale avrebbero assicurato la massima collaborazione per il bene comune. Monsignor Michele Pennisi ha dichiarato:” Il Covid-19 facendoci scoprire le nostre false sicurezze ci aiuta a comprendere che abbiamo bisogno di qualcuno che sia un senso profondo alla nostra vita. Per la Chiesa salvare il Natale è diverso da quello che pensano tante persone per le quali le feste natalizie coincidono con la frenesia del consumismo. Rimane il rischio di celebrare una festa dimenticando il Festeggiato”.

L’arcivescovo di Monreale ha poi aggiunto:” Quest’anno bisognerà anticipare la Messa di mezzanotte come avviene in Vaticano a San Pietro, ma sarà possibile partecipare alle celebrazioni eucaristiche nel rispetto delle norme sanitarie”. Monsignor Pennisi si è poi espresso sui più bisognosi:” Nel fare i regali non possiamo dimenticare le persone più bisognose. Facendo un regalo a loro si fa un dono a Gesù bambino mettendo in pratica la mistica della fraternità di cui parla Papa Francesco”.

Intanto la Cei ha fatto sapere che la Marcia Nazionale per la Pace di fine anno non si svolgerà a causa della pandemia di Covid-19.

Le proteste dei vescovi in Francia

Mentre in Italia i vescovi, in vista del Natale, si mostrano collaborativi con il premier Conte, in Francia i vescovi sono sul piede di guerra. Dopo la chiusura delle chiese decisa da Macron, i vescovi si erano appellati al Consiglio di Stato che ha concesso lo svolgimento delle messe, ma solo per un massimo di 30 persone. I vescovi non hanno ben accolto la disposizione ed è partita una seconda ondata di proteste. “Nelle nostre chiese abbiamo sempre scrupolosamente rispettato le misure sanitarie” ha dichiarato il vescovo di Perpignan. Poi ha aggiunto: “Vediamo in questa comunicazione una profonda ingiustizia“.

Il vescovo di Perpignan ha chiesto ai parroci dei Pirenei Orientali di ribellarsi e di non respingere i fedeli seppur siano oltre il limite delle 30 persone. “Me ne assumo la piena responsabilità”, ha dichiarato.

Secondo il portavoce diocesano, questa è «in nessun modo una chiamata alla disobbedienza». La Chiesa conta sullo spirito di responsabilità dei circa 3.000 fedeli che partecipano ogni fine settimana alle varie messe nei Pirenei orientali per disciplinarsi.