Il nuovo decreto Draghi: prosegue la linea del rigore

PoliticaIl nuovo decreto Draghi: prosegue la linea del rigore

No secco alla proposta di una graduale riapertura, avanzata dai ministri e dai governatori di centrodestra. Il decreto Draghi punta sul rigore

Il nuovo Decreto, in vigore dal 7 Aprile, conferma la stretta fino alla fine del mese. Bocciata dunque, la linea di ministri e governatori, più proiettata verso una graduale ripresa delle attività. Per tutto aprile, infatti, tutte le Regioni rimarranno in zona rossa o arancione, con uno stop generale per il ponte del 25 Aprile e quello del 1° Maggio. Questa la decisione della cabina di regia, chiamata da Draghi ad individuare le restrizioni da inserire nel nuovo decreto del 7 Aprile.

Un ultimo incontro prima della decisione finale, eppure la linea d’attacco appare già chiara. Il fulcro decisionale rimane il parere degli scienziati, a cui il ministro della Salute, Roberto Speranza e la ministra degli Affari regionali, Mariastella Gelmini fanno affidamento per l’appuntamento di lunedì. Un ultimo confronto con i governatori, per poi proseguire con la stretta.

Sanità intasata

L’ago della bilancia rimane l’emergenza affrontata da una sanità sovraccarica. I numeri più significativi rimangono, infatti, i ricoveri nelle terapie intensive, numeri troppo alti per una Sanità a lungo trascurata: “Il numero complessivo di persone ricoverate in terapia intensiva è ancora in aumento con un tasso di occupazione a livello nazionale sopra la soglia critica e analogo è l’andamento per le aree mediche.” afferma l’Istituto superiore di sanità.

I risultati del monitoraggio settimanale sarebbero poco sostenibili, pertanto, raccomanda l’ISS, bisognerebbe: “Mantenere rigorose misure di mitigazione nazionali accompagnati da puntuali interventi di mitigazione/contenimento nelle aree a maggiore diffusione.”, procedendo con lockdown localizzati. L’Istituto ha poi ricordato: “È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile.”

Le zone

Da lunedì zona rossa per Calabria, Toscana e Val d’Aosta, insieme a Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, provincia autonoma di Trento, Piemonte, Puglia e Veneto. Zona arancione, invece, per Lazio, Abruzzo, Basilicata, Liguria, Molise, provincia autonoma di Bolzano, Sardegna, Umbria e Sicilia.

Riaperture bocciate

Bocciata anche la linea dei ministri e governatori del centrodestra, a favore di una ripresa graduale, con la ripartenza di alcune attività. Rosso e arancione per tutta l’Italia, rendendo impossibile l’ipotesi di riaprire bar e ristoranti a pranzo nelle zone di minore contagio. Ad ogni modo, rimane in piedi l’ipotesi di una modifica a posteriori nel caso di una discesa significativa della curva epidemiologica.

Ancora salda, invece, la stretta intensificata per il ponte del 25 Aprile e del 1° Maggio. Tutta Italia, infatti, potrebbe finire in zona rossa, per evitare ogni tipo di spostamento.

Tra le restrizioni rimane lo spostamento tra regioni, salvo “comprovate esigenze di lavoro, salute o urgenza.”
Valido, invece, anche per le regioni in zona rossa, lo spostamento nelle seconde case, seppure di un unico nucleo familiare. Decisione però, contestata dai governatori di Toscana, Valle d’Aosta, Puglia, Alto Adige e Campania, con ordinanze di divieto di spostamento e ingresso.

Fabiana Raimo
Laureata in Studi Comparati presso l'Università L'Orientale di Napoli. Appassionata di attualità, cronaca giudiziaria e politica internazionale.

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Updated on 27 July 2021 - 02:57 02:57