Obiezione di coscienza

L’obiezione di coscienza, dopo i fatti di Catania, torna al centro del dibattito nazionale. Fra alte percentuali di obiettiori sparsi sul territorio riemergono i dubbi sulla “Buona applicazione” della legge 194/78I

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L’obiezione di coscienza è un diritto che nasce negli anni settanta a seguito della “manifestazione di dissenso” espressa da Pietro Pinna, fondatore successivamente del Movimento Nonviolento assieme ad Aldo Capitini, verso il servizio militare obbligatorio.

Il tema, divenuto di grande attualità in quegli anni, si ripresentò, inevitabilmente, in altri ambiti tali da “costringere” il legislatore a disciplinarlo anche in altre materie considerate “strategiche”.

Obiezione di coscienza
Obiezione di coscienza

Sempre negli anni settanta, l’obiezione di coscienza riapparve anche in occasione della “regolamentazione” sull’interruzione volontaria della gravidanza (l’aborto), dove si concepì la possibilità per il personale medico di astenersi dal portare avanti la “pratica” in base a “concezioni” personali sulla questione.

La disciplina, però, negli anni, anche a causa di una “forte” inegerenze cattolica (e non) sull’argomento, ha subito una duplice distrorsione riscontrabile tanto nel “contrasto velato”, attraverso l’esplosione di obiettori in tutta Italia, della legge 194/78 quanto nella “degenerazione” del principio in nome di una “falsa” morale.

I fatti di Catania di qualche giorno fa, in cui una donna gravida è stata lasciata morire in virtù della dichiarata obiezione di coscienza del medico presente, hanno fatto riemergere una situazione a dir poco “impazzita” sul nostro territorio tanto da far parlare, ancora una volta, di “problema aborto” in Italia.

Infatti, nonostante i diversi richiami da parte del Consiglio d’Europa, che evidenziava le reali difficoltà di abortire, nel “bel Paese” si presentano situazioni al limite del paradossale (con punte di 93 punti percentuali di obiettori fra il personale medico e paramedico in alcune regioni) che rendono impossibile l’applicazione della “tanto attesa” legge 194/78.

In questa situazione di “non tutela”, è possibile evidenziare due peculiarità, tipiche italiane (come spesso accade), in cui vi è la totale distorsione tanto del principio base della legge sull’aborto quanto della stessa obiezione di coscienza.

La prima “problematica” si riscontra nella “visione, sempre più, maschilista” della legge citata, ritenendo l’aborto come un “capriccio” della donna che, per ragioni ancora ignote, non vuole impegnarsi nella “cura” di un nascituro.

Allo stesso tempo, si può facilmente collegare a questo argomento anche la “scarsa” importanza attribuita al corpo femminile che, “afflito” fortemente nell’animo per la scelta “non poco” leggera presa, è costretto anche a forti cure ormonali per la piena convalescenza, totalmente ignorante dai “portatori di morale” odierno.

Il secondo problema è dato dallo snaturamento  del concetto di obiezione di coscienza quale diritto di ogni singolo cittadino.

Nella situazione odierna, per quanto riguarda l’aborto, la “concezione unica” di “remare contro” l’interruzione di gravidanza rende il “principio” come una mera, e più che spudorata, opposizione silente dedita tanto al contrasto della 194/78 quanto alla “pubblicità occulta” verso le strutture private (come appurato da diversi report europei e giornalistici).

L’obiezione di coscienza ha il “sacrosanto” diritto di esistere ma non può essere usata come un pretesto per rendere impossibile una pratica che oltre a sconfiggere le pratiche clandestine, pericolose per la vita di coloro che vi si sottoponevano, non viene mai presa con leggerezza da coloro che intendono metterla in atto.

Una società che prova contrastare e rendere, praticamente, inapplicabile, attraverso “mezzi e mezzucci”, una legge giusta e necessaria (e ce ne sono veramente poche nel nostro Paese) in nome di una “presunta” morale è una società senza alcun tipo di futuro e di sviluppo.

“La scienza senza la religione è zoppa. La religione senza la scienza è cieca.” (Albert Einstein)

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