Patrick Zaki
Immagine da Instagram

L’Aula di Palazzo Madama ha dato il via libera a un ordine del giorno. Il Governo si impegna ad attivarsi per liberare Patrick Zaki

Patrick Zaki, studente dell’università di Bologna, è in carcere da più di un anno in Egitto con l’accusa di propaganda sovversiva. Dopo tanto tempo arriva però una svolta importante. Il Senato ha infatti dato il via libera all’ordine del giorno sulla concessione della cittadinanza italiana a Patrick Zaki e alle iniziative per la sua liberazione. Nell’Aula i senatori favorevoli alla mozione sono stati 208, astenuti 33 e 0 contrari. Due le mozioni discusse dall’Assemblea: la prima impegna il governo “a intraprendere tempestivamente ogni ulteriore iniziativa presso le autorità egiziane per sollecitare l’immediata liberazione” dello studente. Il tutto “valutando anche la promozione dell’applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti del 10 dicembre 1984.”

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Sarà possibile avere la cittadinanza italiana?

La mozione cita espressamente la legge n. 91 del 1992 che definisce i criteri per ottenere la cittadinanza italiana. All’articolo 9 comma 2 si legge che “la cittadinanza può essere concessa allo straniero“,  quando questi abbia reso eminenti servizi all’Italia, ovvero quando ricorra un eccezionale interesse dello Stato. In casi del genere a firmare il decreto è il presidente della Repubblica “sentito il Consiglio di Stato e previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro degli affari esteri”. Il caso di Patrick Zaki sembrerebbe compatibile con la norma. La materia è complessa, ma i firmatati della mozione propendono per il sì.

Cosa comporterebbe la concessione della cittadinanza

La condizione in cui versa Patrick Zaki e il regime di detenzione cui è sottoposto nel carcere di massima sicurezza di Tora è drammatica. Diverse organizzazioni internazionali hanno più volte denunciato le condizioni inumane e i continui abusi ai danni dei reclusi. Allo stesso modo le ripetute e precedentemente violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime egiziano ai danni dei dissidenti politici. Queste violazioni configurano un eccezionale interesse del nostro Paese a riconoscere tempestivamente la cittadinanza italiana al ricercatore egiziano. Tale riconoscimento permetterebbe una maggiore operatività nella tutela del ricercatore dando anche un risvolto pratico a livello europeo nelle operazioni di liberazione. Non si tratterebbe, quindi, soltanto di un gesto formale e simbolico.

Le condizioni del ricercatore

Le condizioni di Zaki del resto sono sempre più difficili. Nei giorni scorsi il ricercatore ha incontrato la sua fidanzata in carcere e le ha consegnato una copia del libro “Cento anni di solitudine”. All’interno un biglietto scritto in italiano in cui diceva: “Resisto, grazie per il sostegno di tutti”.

I dettagli dell’incontro sono stati resi noti dalla pagina Facebook del gruppo “Patrick libero”. Nel post in questione si legge che Zaki “sembrava stare bene in generale”, ma “era confuso” su ciò che è successo nell’ultima udienza in tribunale.

“Sapeva che la sua detenzione era stata rinnovata per altri 45 giorni, ma non era a conoscenza dello stato dell’appello presentato dai suoi avvocati per cambiare la corte che si occupa del suo caso. Ha anche detto che appena è entrato nell’aula dell’ultima sessione, il giudice stava dicendo agli avvocati di andarsene. La sua ragazza gli ha detto che l’appello era stato respinto e che il suo processo sarebbe continuato davanti allo stesso giudice”.

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