Paul Newman, non solo occhi blu



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Paul Newman, non solo occhi blu

Oggi, nel 1925, nacquero gli occhi blu più belli della storia del cinema, appartenevano a Paul Newman che in questo giorno avrebbe compiuto 91 anni, ma che ci ha lasciati sei anni fa il 26 settembre, e, come tutti i grandi del cinema, ha lasciato una grande eredità. Un’eredità fatta di storie rappresentate in oltre quaranta film e circa venti serie televisive. La sua carriera ha attraversato gli anni d’oro del cinema, passando attraverso la New Hollywood per poi arrivare ai film degli anni Ottanta e Novanta che vedono un rinnovamento dei generi e la nascita in particolare dei neo-generi che, come l’espressionismo degli anni Venti, rappresenteranno le visioni più cupe, confuse e smarrite del mondo.

Una buona fetta di storia del cinema dunque, è quella rappresentata dalla carriera di Newman che iniziò ufficialmente nel 1954 con il film Il calice d’argento. Tuttavia proprio il suo esordio non fu dei migliori perché questo film fu accolto molto male dalla critica. In seguito Paul Newman acquistò una pagina di giornale per scusarsi di quel ruolo e giurò che non avrebbe mai più interpretato film in costume.

Solo nel 1956 arriverà il riconoscimento delle sue doti di attore, venute fuori molto lentamente, alternate a momenti di eccessivo manierismo, con il film Lassù qualcuno mi ama, che lascia ben sperare nelle possibilità di questo giovane attore che somigliava a Marlon Brando e che doveva vedersela con lui e con l’enfant prodige dell’epoca che era James Dean. I due grandi attori infatti gli soffiavano tutti i ruoli più interessanti.

Prima di questi deboli eventi cinematografici Paul Newman aveva debuttato a Broadway nel 1953 con la pièce Pic Nic, dalla quale pochi anni dopo avrebbero realizzato l’omonimo film con William Holden.

Come mai Paul Newman iniziò la sua carriera di attore a quasi trent’anni e si iscrisse all’Actor’s Studio appena prima di debuttare in teatro?

Quella di Newman è la storia dell’americano qualunque destinato a emergere e, infatti, era figlio di due proprietari di un negozio di articoli sportivi e per un periodo lavorò proprio alla gestione del negozio dei genitori prima di arruolarsi nella marina militare, la U.S. Navy Air Corps, l’aviazione della Marina, sperando di diventare pilota per poi essere scartato a causa del suo daltonismo. Durante la seconda guerra mondiale prestò servizio nel Pacifico meridionale come marconista e mitragliere nelle squadriglie di siluranti/bombardieri Avenger (1943-1946). Il 6 agosto 1945, assistette suo malgrado a una triste pagina della storia di cui in seguito non avrebbe amato parlare, proprio mentre era in volo ad alta quota a circa 300 km a sud-ovest di Hiroshima, vide, lontano sull’orizzonte, il bagliore del fungo atomico.

Questo, dunque, era il background di Paul Newman che ricevette la consacrazione definitiva come attore solo nel 1961 con Lo Spaccone di Robert Rossen.

Tra i film più famosi per cui lo ricordiamo, se ne possono citare due in particolare in cui vediamo l’attore affinare ulteriormente le sue capacità e migliorarsi in Detective’s Story di Jack Smight del 1966 e Nick Mano Fredda di Stuart Rosenberg del 1967, in cui interpreta un detenuto.

Paul NewmanTra i suoi film più famosi ricordiamo, invece, La stangata del 1973 con un giovane Robert Redford, memorabile commedia di George Roy Hill in cui una coppia di truffatori tenta d’ingannare al gioco e derubare un gangster nella New York degli anni Trenta. Il film vinse ben sette statuette agli Academy Awards. E l’indimenticabile La gatta sul tetto che scotta di Richard Brooks del 1958 tratto dal dramma di Tennessee Williams.

Newman fu capace di esprimere le sue capacità attoriali fino a pochi anni prima della sua scomparsa, senza mai risultare grottesco o troppo vecchio. Negli anni Novanta, dopo un periodo fiacco, ebbe un’impennata straordinaria con il film La vita a modo mio, in cui interpreta un anziano che campa con lavoretti umilianti, ma che bacia con grande passione Melanie Griffith che, all’epoca, era più giovane di ben quarant’anni.

In Twilight, film che lo rivede nei panni di un detective in pensione, che viene chiamato a risolvere un caso che coinvolge un suo amico attore: in questo film vediamo Paul Newman nei suoi 73 anni (era il 1998) nudo a letto con Susan Sarandon e non risulta affatto grottesco.

Paul Newman è stato anche regista di alcuni film che hanno visto tra l’altro protagonista la seconda moglie Joan Woodward con cui rimase sposato fino alla morte.

Stiamo parlando di La prima volta di Jennifer (1968), Sfida senza paura (1971), Gli effetti dei raggi gamma sui fiori di Matilda (1972), Harry e Son (1984), Lo zoo di vetro (1987).

L’ultimo film in cui abbiamo avuto il piacere di apprezzarlo al cinema è Era mio padre di Sam Mendes del 2002, senza contare le ultime apparizioni televisive che risalgono a produzioni del 2005.

Fra le curiosità che lo riguardano si può citare la sua passione per le auto da corsa, nata dopo il film Indianapolis, pista infernale del 1969 che lo vede nei panni del pilota Frank Capua.

In seguito divenne gentleman-driver (pilota non professionista), carriera che lo avrebbe portato fuori dalle scene per lunghi periodi.

Paul Newman fu anche molto attivo nella beneficenza, insieme allo scrittore  Aaron Edward Hotchner, nel 1982 fondò la “Newman’s Own”, un’azienda alimentare specializzata in produzioni biologiche i cui ricavi vengono devoluti in beneficenza per scopi umanitari ed educativi.

Paul Newman, dunque, non è stato semplicemente una stella del cinema, ma un uomo dai mille volti e dai mille interessi che non possiamo dimenticare per diversi motivi. Lui, come altri del suo periodo, ci ha regalato storie magnifiche ed emozionanti che resteranno negli anni.

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