Pena di morte ingiusta: 30 anni da innocente

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Innocente condannato alla pena di morte e rilasciato dopo 30 anni. Accade in Alabama (Stati Uniti). I suoi legali «Vittima di discriminazione razziale»

Pena di morte e 30 anni di vita che non torneranno indietro mai più. Questa è la storia di Antony Ray Hinton, inverosimilmente drammatica: viene condannato alla pena di morte a causa  del ritrovamento, in casa di sua madre, di una pistola che si crede abbia a che fare con un fatto di sangue. Viene dunque accusato di duplice omicidio,  e più tardi condannato alla pena di morte. Inutili tutte le prove reperite allo scopo di scagionarlo: la Corte dell’Alabama ha fatto orecchie da mercante, rifiutandosi di aprire un nuovo processo.

pena di morteEra il 1985. Hinton da allora, ha passato ben 30 anni della sua esistenza rinchiuso nel braccio della morte,  perdendo completamente contatti con il mondo, con l’incubo della pena di morte a fargli compagnia. Perché non c’è prospettiva peggiore per un innocente di perdere la propria vita ingiustamente, per una pena di morte aberrante e barbara. Questi sono gli errori in cui si incorre quando si condanna alla pena di morte arbitrariamente e soprattutto quando, a detta dei legali di una associazione no profit, un uomo «è stato vittima di discriminazione razziale».

Anche se quest’uomo è stato salvato, il pensiero della pena di morte lo ha ucciso dentro: chi gli restituirà quegli anni?  Come molti altri casi di innocenza, anche questo sarebbe rimasto come uno spettro nella coscienza dei giudici. Finalmente la scintilla della sedia elettrica si è allontanata per sempre dalla sua vita quando è stato dimostrato che i proiettili di quella pistola non avevano nulla a che vedere con Hinton e i delitti.

Il direttore dell’ Osservatorio sulla pena di morte, Robert Dunham, ha affermato  che «gli esseri umani non saranno mai perfetti, e potranno sempre incorrere in errori». La pena di morte non è mai la soluzione giusta per pagare i conti con la legge: se gli statunitensi capissero che la pena di morte talvolta, può avvantaggiare un delinquente perché sfuggirebbe alla pena detentiva, forse si eviterebbero errori giudiziari che farebbero morire persone innocenti come lui. Mentre i veri criminali sono fuori, chissà dove.

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Classe 1987, ho frequentato l’Università degli Studi di Salerno, conseguendo la Laurea di Primo Livello in Sociologia. Ho ottenuto una certificazione di frequenza per il corso di addetto/responsabile Ufficio Stampa e ho partecipato a diversi concorsi letterari, tra cui quello dell'estate 2015 del Circolo degli Artisti Salernitani, che mi è valso un Primo Premio. Lo scorso anno ho pubblicato il mio primo romanzo edito da Writers Editor, intitolato "Amore di papà". Sono un'attivista femminista e sostenitrice dei diritti LGBTIQ e gestisco una pagina Facebook sui diritti delle donne, "Doppia Vu Women Rights". Inoltre, ho il ruolo di segretaria provinciale presso la sezione NIDIL CGIL di Salerno.