Pillon

Simone Pillon si scaglia contro il Festival della canzone italiana: ‘basta alle false ideologie di parte e al festival delle follie gender’

Dal problema dell’immigrazione degli anni passati alla libertà di espressione e all’affermazione dei diritti civili, che il Festival di Sanremo sia diventato veicolo di messaggi politicizzati, attraverso la canzone italiana, è ormai chiaro a tutti.

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Pillon su Sanremo

A Simone Pillon, senatore della Lega, però, proprio non va giù di dover assistere a uno spettacolo di ‘ossessivo gay pride‘, volendo utilizzare le sue stesse parole. Dalla performance di Fiorello con una corona di spine che duetta sui brani sanremesi Rolls Royce e Me ne frego, al bacio con il chitarrista Boss Doms e all’omaggio al punk nel “quarto quadro” di Achille Lauro sul palco dell’Ariston, Pillon dice la sua e lo fa senza peli sulla lingua.

Pillon avrebbe così commentato: ‘Anche quest’anno il festival viene invaso da baci omosex, sermoni sulla bellezza della transizione sessuale, continuo ammiccamento LGBT, divetti trash che si impiumano e bestemmiano la religione cristiana, capirai che novità, tutto già visto‘. Pillon avrebbe poi aggiunto: ‘Sogno un festival di Sanremo che sia momento di arte, di musica, di bellezza. Sono stanco di vedere il palco dell’Ariston trasformato in megafono per le follie Gender. Perché il massimo evento musicale italiano deve diventare anno dopo anno una sorta di ossessivo gay pride? Lo so, abbiamo problemi molto più seri, ma quelli sono pur sempre soldi pubblici, e non possono essere usati per promuovere le false ideologie di parte. Chiedo troppo?‘.

Plauso, invece, da parte di Pillon al ‘direttore d’orchestra‘ Beatrice Venezi, che conquista il senatore leghista grazie a una precisazione linguistica: ‘Bravissima BeatriceVenezi. Basta col politicamente corretto della Boldrini che cambia tutte le parole per non cambiare nulla. Bene le donne direttori d’orchestra. E chiamiamole direttori. Se lo sono meritato‘.

I commenti

La risposta del pubblico alle dichiarazioni di Pillon si divide così in due fazioni. Da una parte gli accaniti sostenitori del festival della canzone italiana, difensori delle politiche LGBT, dall’altra, invece, i più rigoristi che addirittura minaccerebbero di non voler più pagare il canone Rai per dare un taglio netto al festival di sinistra. L’impressione è che il festival abbia ancora molto da far discutere, non tanto per le proposte in musica, quanto per lo schieramento dal sapore politico. I commenti, dunque, non potranno far altro che aumentare e, inevitabilmente, mostrare una divisione più che netta di ideologie di pensiero.

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