Presidenze delle Camere: la situazione e gli scenari possibili



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La Camera dei Deputati

Quali sono le intese possibili per l’elezione dei Presidenti delle Camere? Quali sono i risvolti sulle consultazioni di governo e quali obiettivi potrebbero voler raggiungere i partiti?

Oggi, 23 Marzo, si eleggono i presidenti di Camera e Senato. L’elezione dei Presidenti è l’atto iniziale della legislatura, a cui seguiranno nei prossimi giorni le consultazioni per la formazione del governo. Ovviamente, consultazioni informali per Presidenti e Governo sono già partite nelle scorse settimane.

Come si eleggono i Presenti?

Per la Camera: il Presidente si elegge a maggioranza pari a due terzi dei deputati nel primo scrutinio, a maggioranza pari a due terzi dei votanti nel secondo e terzo scrutinio,
a maggioranza assoluta dei votanti dal quarto scrutinio in poi.

Per il Senato: il Presidente del Senato si elegge a maggioranza assoluta dei senatori, ma al quarto scrutinio, se non c’è un vincitore, si procede ad un ballottaggio tra i due più suffragati.

Qual è la situazione attuale?

Il Parlamento non ha una maggioranza chiara, e questo avrà enormi effetti nelle trattative per i Presidenti (e ancora di più in quelle per il Governo!). La coalizione vincitrice è quella del centro destra, dove la Lega è il gruppo parlamentare più grande, mentre il partito più suffragato, nonché gruppo Parlamentare più grande sia alla Camera che al Senato, è il Movimento 5 Stelle. Comunque sia, chiunque voglia eleggere un Presidente dovrà trovare un accordo tra più forze. È molto probabile che Lega e Cinque Stelle si accordino per spartirsi Camera e Senato (e hanno già discusso informalmente in merito a quest’opzione), ma Forza Italia ha rivendicato la Presidenza del Senato per rompere l’accordo tra Lega e grillini.

Ad ogni modo, per i Cinque Stelle è molto più facile rivendicare la Camera, dato che lì la loro pattuglia è più numerosa. Chiaramente, se la Lega dovesse accordarsi con i Cinque Stelle questo sarebbe un segnale chiarissimo agli altri alleati del centrodestra, un gesto molto forte che potrebbe far entrare in crisi la coalizione (dove il clima è già teso). Nei giorni scorsi è circolata molto l’ipotesi di Romani al Senato, spinto da Forza Italia, ma il M5S ha rifiutato la cosa adducendo a motivo una ex condanna di Romani (in realtà è molto più probabile, anche se meno poetico, che i grillini rifiutino Romani perché questo rinsalderebbe l’asse FI-Lega, limitando il potere di Di Maio). Per la Camera, invece, i grillini non hanno fatto nomi precisi, avendone fatti emergere molti negli ultimi giorni ma nessuno in maniera netta.

E il Partito Democratico?

Il PD, in coerenza con la scelta di stare all’opposizione, non ha intrapreso trattative rilevanti per la nomina dei Presidenti delle camere. Dalla posizione ufficiale del Partito trapela la disponibilità a trattare in merito a figure istituzionali e autorevoli, che possano fungere da garanzia; se si dovesse verificare questo scenario, è possibile che il PD intraprenda anche trattative per i vicepresidenti, ma attualmente è difficile immaginare un inserimento da protagonista del PD nei giochi. Si sono verificati casi, in passato, in cui uno dei rami del Parlamento veniva dato all’opposizione, ma si tratta di una prassi saltuaria. Se si dovesse far così, il PD potrebbe rivendicare una presidenza, ma non sembra che abbia intenzione di farlo né che Lega e Cinque Stelle vogliano riprendere l’usanza.

Lo scenario più probabile

Guardando ai numeri e alle trattative tra partiti, è probabile che Salvini decida di non rompere in maniera violenta con FI, e quindi di decidere con Berlusconi il nome più adatto per Senato, per poi andare a contrattare con il M5S una figura condivisa per la Camera, che dovrà quasi certamente essere un grillino per le ragioni spiegate. Il problema, però, si crea per il partito di Di Maio: votare insieme a Forza Italia incrinerebbe la linea del “no accordi” che hanno sostenuto negli scorsi giorni (ma questo succederebbe anche con un accordo su un leghista, ed è comunque inevitabile in un sistema come il nostro).

C’è poi un’ipotesi possibile ma improbabile, vale a dire un’improvvisa voglia di dialogo tra tutte le forze che, scegliendo figure più neutre e istituzionali, riuscirebbero in questo modo a coinvolgere anche il PD. Ma ovviamente, in politica può accadere sempre di tutto.

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