Rai

La RAI cambia totalmente il suo volto senza una vera e proprio programmazione di rete. Epurati i direttori di tg e i programmi radiofonici scomodi, il servizio pubblico si avvia al nuovo progetto ad “una voce e zero cultura”

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Il termine informare, dal latino informāre (dare forma), indica l’atto di rendere consapevole qualcuno su una determinata cosa.

Quando questo atto tende, non a rappresentare la realtà ma a rendere “visibile” solamente una parte di questa, l’informazione si tramuta in un una vera e propria “arma di distrazione di massa” nelle mani di pochi notabili.

Questa specifica condizione è risccontrabile nella recente “rivoluzione copernicana” che ha investito la Rai (Tv e radio) grazie alla nuova visione offerta dal “super AD” Campo Dall’Orto.

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Le nomine dei nuovi direttori di tg e del direttore artistico di RadioRai, hanno spalancato le porte all’ennesima “stagione” di lottizzazione partitica fondata sulla mediocrità.

Andando per ordine, e considerando in primo luogo i direttori dei tg, si può dire che in questo campo è stata compiuta una vera e propria manovra di “allineamento” del servizio pubblico.

Mentre al tg1 è stato confermato Luigi Gubitosi, l’uomo per tutte le stagioni (nominato dall’allora governo Monti e confermato grazie all’azione ostruzionistica verso il referendum abrogativo di aprile, la seconda e la terza rete hanno subito quello che può essere definito come “riequilibrio informativo”.

In vista del tanto temuto referendum costituzionale, si è cercato di dare un’unica linea alla televisione di Stato (quella della mggioranza di governo, o meglio del Pd), eliminando tutte le voci critiche e sostituendole con altre maggiormente “accomodanti”.

Infatti, sia Marcello Masi (in quota Ncd) che Bianca Berlinguer (critica nei confronti del Premier soprattutto per quanto riguarda la riforma costituzionale) sono stati sostituiti da Ida Colucci e Luca Mazzà.

Al primo impatto i due nomi non destano alcun sospetto ma se si guarda il passato di entrambi ci si rende facilmente conto della strategia attuata.

Ida Colucci, vicedirettrice del tg2 e spesso accostata a Forza Italia, è stata la protagonista della celebre intervista a Renzi in cui il Segretario/Premier attaccava pesantemente i vertici del suo partito e lanciava l’operazione “rottamazione”, mentre Luca Mazzà, vicedirettore di Rai3, fu tra i detrattori di Giannini, allora conduttore di Ballarò, e tra coloro che lasciarono la supervisione del programma perchè considerato troppo “anti renziano”.

Passando alla radio, invece, il discorso è totalmente diverso.

Considerando che le trasmissioni di RadioRai hanno offerto sempre una qualità superiore rispetto ai “cugini” della Tv, si può dire che si è stabilito di conformare la cara e vecchia radio agli standard della “tubo catodico”.

In questa situazione si  è inserito, anche con una certa prepotenza, Carlo Conti, conduttore “nazionalpopolare” reduce dalla conduzione sanremese ma dalla scarsa vena “artistico/culturale” (come dimostrato sia dalla rassegna canora che dalle altre trasmissioni condotte).

Proprio questa “intrusione” nel sistema radiofonico ha permesso di portare avanti la nuova “restaurazione” targata Renzi&friends in cui, a colpi di cancellazioni di programma o assurde ricollocazioni degli stessi, si è cercato impiantare il classico “schemino” del volemose bene, fondato sulla banalità o sugli aspetti musicali commerciali (come è stato ampiamente dimostrato con le edizioni del Festival di Sanremo condotte dal presentatore toscano).

In una nazione dove l’informazione è a senso unico e la cultura viene “puntualmente” boicottata a favore di una programmazione medio bassa, si esplicita ciò che chiaramente si intende fare: impiantare un sistema “simile” al “berlusconismo” del periodo precedente ma maggiormente radicato nella mente dei più per “guidarne” puntualmente la vita.

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