Referendum per l’autonomia, ovvero come arrivare al federalismo senza parlare di federalismo



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Il Referendum per l’autonomia, con il trionfo in Veneto, rilancia, senza mai citarla, la celebre idea leghista di federalismo

La giornata di ieri ha portato ad una svolta epocale nell’assetto politico-istituzionale italiano.

Grazie al successo in Veneto del Referendum per l’autonomia – cosa che invece non è accaduta in Lombardia – si è avuto un cambio radicale tanto nella visione della macchina Italia quanto nel funzionamento della stessa.

Referendum
Referendum per l’autonomia

Considerando i promotori, i Presidenti leghisti delle due regioni, si può facilmente capire quali fossero le reali intenzioni di Zaia e Maroni attraverso il ripristino di idee mai defunte come il federalismo.

In questa specifica situazione possono essere individuati due punti specifici che conducono ad una nuova era federale, almeno in teoria per il momento, senza parlare di federalismo.

Infatti, i Referendum per l’autonomia hanno avuto risvolti – positivi in particolar modo per i proponenti – tanto nella condivisione bipartisan quanto nell’insana idea di estendere lo stesso ragionamento praticamente a chiunque.

Partendo dal primo punto, si può dire che la vittoria in Veneto non solo ha proiettato Zaia fra le alte sfere del centro-destra ma ha anche avuto il merito di entrare pienamente nei programmi politici di chiunque.

La nuova idea bipartisan, che è fortemente entrata nello spirito di tutte – nessuna esclusa – le forze partitiche italiane, ha avuto una diretta conseguenza che da un lato porta sia un ulteriore spostamento a destra del pensare comune italiaco che il compimento dell’idea federalista plebiscitaria di stampo leghista e dall’altro al compimento del reale progetto un tempo fortemente bocciato dall’intero stivale.

Tutto ciò, quindi, ha avuto un effetto domino che ha preso piede proprio da punti nevralgigi in cui la Lega Nord ha ancora una grande influenza e si è esteso immediatamente a qualsiasi realtà.

Difatti, come è già stato richiesto in Liguria e a breve anche in Emilia Romagna, l’idea di Referendum per l’autonomia sta rapidamente entrando nelle strategie di tutte le regioni della penisola.

Così facendo, si attuerebbe – attraverso un piano degno di Paul Newman e Robert Redford ne La Stangata – una sorta di federalismo light che invece di essere imposto, magari con parole fuori posto spesso e volentieri, viene richiesto direttamente da chi, fino a ieri, ne era contrario.

In sostanza, cavalcando questa ondata di individualismo e protagonismo introdotta dal renzismo e modellata sulle ceneri del berlusconismo, si è riusciti a far entrare nella mente degli italiani che è meglio essere autonomi, in stile regione a statuto speciale – cosa che però non si reaggiungerà in alcun modo, trattandosi di riforma costituzionale – che dipendere, anche se non del tutto (Titolo V della Costituzione), da Roma.

Ciò, con un po’ di astuzia – forzando, cioè, spesso sull’argomento – e con un’occhio ai mai ben visti plebisciti unitari del XIX secolo, si è praticamente centrato l’obiettivo federalista senza mai parlare realmente di questo e lasciando, anche se questa è solamente un’ipotesi, chiunque in balia del proprio destino – negativo per molti, date le difficoltà presenti negli enti più incasinati dello stivale –  e senza un ragionamento reale su una perequazione specifica sul caso.

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