Renzi, accelerata sulle Unioni Civili

Renzi e Alfano vicini all'intesa, ma il premier deve rinunciare alle adozioni
Renzi accellera sulle Unioni Civili, e rinuncia alla Stepchild Adoption

Renzi chiede un’intesa rapida e concertata: “Serve accordo, PD non basta”

Un Matteo Renzi deciso a chiudere la trattativa, massimizzando tempi e rinnovando intese. Dopo le ultime settimane, contraddistinte dal dietrofront dei Cinque Stelle e dalle aspre critiche provenienti dal centro destra, il premier punta al compromesso, pur di non veder sfumare il tentativo di introdurre nel nostro ordinamento il sistema normativo atto a disciplinare le unioni tra persone dello stesso sesso.

A tal fine, risulta necessaria la cautela ed un weberiano agire razionale rispetto allo scopo, tant’è che Renzi sembra pronto a fare un passo indietro sull’articolo 5, ossia quella StepChild Adoption che ha provocato una spaccatura in seno alla maggioranza di governo.

La proposta include la rinuncia all’adozione,  quindi all’articolo 5, e un accordo con NCD, dato che in Senato il PD non ha numeri sufficienti. A due anni dall’insediamento del suo esecutivo, come ricordato sulla personale pagina Facebook, condividendo in occasione un video-slide-ricordo dei trionfanti successi, per Matteo Renzi ottenere un accordo tra le parti è diventato imperativo categorico. Al limite del possibile le negoziazioni con i Cinque Stelle, unica strada possibile per l’inclusione della Stepchild Adoption.

L’allineamento con il centro destra consegue le dichiarazioni di Angelino Alfano, il quale ha dichiarato, nel corso dello show “la Telefonata” di Maurizio Belpietro:”Se ci dovesse essere con il premier un accordo su un emendamento che riscriva il testo di legge sulle unioni civili con l’eliminazione delle adozioni e dell’equiparazione al matrimonio, si potrebbe votare con la fiducia, ma io credo che un testo così si possa votare con il consenso di altri settori del parlamento, andando oltre la maggioranza di governo”.

Ovviamente, date le condizioni, il ddl Cirinnà subirebbe un’amputazione significativa, rasserenando le coscienze di chi è consapevole che un tale intervento legislativo legittimerebbe un presente in evidente mutamento, al contempo riducendo l’accesso alla tutela formale e sostanziale e promuovendo un sistema valoriale ben preciso, a discapito del pluralismo e laicità liberale.