Turchia: “sì a un intervento diplomatico in Siria”

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La Turchia ribadisce la necessità di un intervento diplomatico in Siria, poichè senza l’ausilio di truppe di coalizione, essa non potrebbe intervenire militarmente.

Ankara, o meglio, la voce della Turchia presidenziale, sembra essere propositiva negli intenti, tuttavia la “voce grossa” di cui essa fa uso contro i curdi e ciò che resta del governo siriano è un vantaggio tipico dei paesi mediorientali che godono della protezione e del favore della NATO. L’ennesima riprova di questo atteggiamento da “primi della classe” è ben visibile nell’ultima conferenza stampa tenutasi alla presenza del ministro italiano Gentiloni. Qui si ribadiva la necessità di un’operazione diplomatica in Siria, dal momento che, secondo il ministro degli esteri Mevlut Cavusoglu, la situazione è complicata e, intervenire militarmente, diventa sempre più difficile. Tuttavia, non erano necessarie le parole dell’esponente turco per giungere a una simile conclusione. I bombardamenti russi e le strategie dell’esercito siriano sono gli unici elementi che finora abbiano prodotto risultati significativi nella lotta contro lo Stato Islamico. La coalizione occidentale sembra, almeno per il momento, limitarsi a sporadiche azioni di guerra, spesso effettuate “erroneamente” su ospedali e infrastrutture civili.Turchia

Una Turchia favorevole alla diplomazia è un Paese che, in virtù della propria arroganza geopolitica e della belligeranza nei confronti delle minoranze etniche, inizia ad allarmarsi per i non pochi nemici creatisi nel panorama mediorientale. Ne è una prova evidente l’ultimo episodio avvenuto nella capitale Ankara,  dove un’autobomba è esplosa provocando 28 morti e circa 60 feriti. Il gruppo combattente curdo dei Tak, Kurdistan Freedom Hawks, avrebbe rivendicato il gesto, come segno di protesta contro la politica razzista del presidente Erdogan.

In ogni caso, anche l’Italia sembra essere d’accordo sulla soluzione “pacifica” in Siria, sulla quale sia la diplomazia americana, sia quella russa sono al lavoro, con risultati “positivi”, specie per quanto riguarda il ‘cessate il fuoco’ su entrambi i fronti. La questione centrale rimane tuttavia la seguente: una cessazione del conflitto sul suolo siriano potrebbe davvero rappresentare la soluzione definitiva, considerando che l’Isis è un’organizzazione che agisce militarmente e non con le armi della diplomazia?