Renzi e la democrazia: perchè io so io (e voi non siete…) Parte II



Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Renzi, intervistato da SkyTg24, esterna il suo pensiero su referendum costituzionale e Italicum. Fra battute “poco felici” e imposizioni a “tutto campo” riemerge la teoria dell’Io so io (e voi non siete un…)

Il termine governare, seguendo il significato attribuito dal dizionario della lingua italiana, si configura come la direzione e la gestione politica (seguendo, cioè, un proprio modo di pensare non rappresentante sicuramente il 100% di quello della popolazione) ed amministrativa.

Da diversi anni a questa parte, però, il significato del termine è stato totalmente distorto facendolo avvicinare più ad un’imposizione (cioè ciò che è imposto da chi detiene l’autorità e il potere) fatta passare come lo “specchio” del pensiero maggioritario nazionale.

Questa nuova concezione è riscontrabile, in tutta la sua massima accezione, nell’ultima intervista rilasciata dal Segretario/Premier Renzi a Skytg24.

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Escludendo l’ambito internazionale, che richiede necessariamente una discussione a parte, si può dire che le parole di Renzi evidenziano un semplice concetto: chi “comanda”, stabilisce ogni cosa.

Questa distorsione del concetto di “gestione della cosa pubblica” emerge, in particolar modo, dalle quesioni di politica interna in cui il Presidente del Consiglio si lascia “scappare” anche affermazioni a dir poco “particolari”.

Il primo dato che emerge dall’intervista è quello inerente il referendum costituzionale.

Rispetto alle precedenti “uscite”, Renzi sembra voler “abbasare i toni” da un lato e ricominciare da zero una campagna referendaria avviata durante le elezioni amministrative.

La sicurezza sul mese di ottobre, ora totalmente sparita (” Io vorrei farlo il prima possibile”. La data “non dipende da me. Io lo farei subito, ma dipende dalla Corte di Cassazione e ricorsi successivi. Ragionevolmente direi a ottobre, se tutto va come deve tra il 2 e il 30″), ha restituito ossigeno ai fautori del sì che, in ragione della disfatta locale, tentano di “calmare le acque” per poi tornare alla ribalta a pochi giorni dalla data reale (sperando anche in un’amnesia generale degli italiani).

Questo dato è rafforzato anche dall’abbandono della “linea personalista” adottata nei mesi scorsi (il celebre “O cambia l’Italia o cambio mestiere”) e dall’accusa di “personalizzazione” nei confronti del comitato per il NO (“Sono gli altri che vogliono personalizzarlo perché usano il referendum come battaglia politica, ma è una visione che fa a pugni con la realtà”).

Il secondo dato, accompagnato da dichiarazioni “piuttosto forti” ma dettate dall’ingenuità (ciò si evince dalla leggerezza con cui si parla del piacere di “avere il potere di vita e di morte sulle leggi in Parlamento”), investe l’ambito della nuova legge elettorale.

Dopo le cocenti sconfitte nei ballottaggi e le previsioni negative nei sondaggi, si è chiesta (soprattutto tra le fila della minoranza dem) la modifica dell’Italicum.

Sul tema, il Premier Renzi, rigettando totalmente la richiesta, ha fatto categoricamente intendere che non c’è alcuna possibilità di fare ciò data anche la mancanza di una maggioranza solida per votare il nuovo testo.

L’affermazione, al di là del merito sullo stesso Italicum, denota una delle peculiarità del “governare” all’italiana: non è il  Parlamento a dettare la linea legislativa bensì il governo, nella figura del Presidente del Consiglio, a imporre temi, tempi e modalità di voto dell’iter legis.

In questo caso, il particolare “legame” di fiducia tra esecutivo e maggioranza parlamentare vede la trasformazione di quest’ultima in mera esecutrice del volere governativo.

Quando a prevalere non è la gestione ma l’imposizione, la teoria dell ‘ io so io (e voi non siete un…) nasconde il vero bene comune e fa emergere un interesse personale spacciandolo per interesse generale.

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