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La riforma della PAC è realtà grazie ai voti di PPE, S&D e Renew Europe. La nuova Politica Agricola Comune entrerà in vigore dal 2023; 1350 gli emendamenti presentati e grandi differenze di vedute in sede europea, soprattutto riguardo al Green Deal

Il Parlamento Europeo ha dato il suo ok alla modifica dei 3 regolamenti alla base della Politica Agricola Comune (PAC), la prima fonte comunitaria di sussidio al settore primario. Complessivamente, sono 309 miliardi di euro per il periodo 2021-2027, da distribuire a circa 9 milioni di agricoltori europei. L’approvazione è giunta non senza difficoltà: 1350 gli emendamenti presentati, in un Parlamento decisamente frammentato sulle posizioni ambientali che fanno da ossatura al Green Deal. Ora, il Parlamento Europeo potrà iniziare i negoziati con la Commissione e il Consiglio e la nuova PAC dovrebbe entrare in vigore nel 2023; nel frattempo si procederà con regolamenti transitori, dal momento che le regole attuali scadono il 31 Dicembre 2020.

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Con le modifiche proposte, almeno il 30% dei finanziamenti del c.d. “secondo pilastro” della PAC, sarà destinato ad agricoltori che implementano regimi ecologici volontari. Il Parlamento inoltre chiede che anche il 20% dei finanziamenti del c.d. “primo pilastro” vengano destinati agli eco-schemi, politiche green quali agricoltura di precisione, agroforestale e agricoltura biologica. Inoltre, il Parlamento vorrebbe utilizzare almeno il 35% dei fondi del “secondo pilastro” per finanziare qualunque iniziativa legata al clima o all’ambiente. Il massimale degli aiuti diretti è stato fissato a 100.000 euro annui. Per salvaguardare le piccole e medie imprese, almeno il 6% dei pagamenti diretti nazionali dovrà essere destinato ed esse, e almeno il 2% dovrà andare a sostegno dei giovani agricoltori.

Il Parlamento ha riconosciuto ed esplicitato il legame tra il settore agricolo e l’Accordo di Parigi e combina gli attuali finanziamenti diretti con nuovi eco-schemi e un fondo green dedicato.” dichiara Peter Jahr, del gruppo PPE. Anche il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Teresa Bellanova, plaude alla decisione dell’Europarlamento, auspicando una politica agricola sempre più attenta alle esigenze ambientali e che contrasti efficacemente i cambiamenti climatici.                                                             Diametralmente opposta la reazione di Greenpeace, secondo cui “Quella che doveva essere l’occasione storica per promuovere la riconversione ecologica di un settore che ha livelli di produzione insostenibili per l’ambiente ed è spesso anche poco remunerativo per tanti agricoltori italiani è diventata l’ennesima riprova del potere delle lobbies dell’agricoltura industriale e della priorità che hanno i loro interessi sulla salute di persone e ambiente.” Anche l’European Policy Office del WWF esprime profonda insoddisfazione: “Ieri sera, il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Ue hanno chiuso gli occhi e le orecchie di fronte alla biodiversità e alle crisi climatiche e hanno avviato un futuro della politica agricola comune (PAC) con poca credibilità ambientale. In un modo sorprendentemente coordinato, sia in termini di tempistica che di contenuto, i colegislatori si sono opposti fermamente alla Commissione europea e al suo Green Deal diminuendo le condizioni ambientali di base legate ai sussidi agricoli dell’UE. L’inverdimento della politica agricola dipenderà ora in gran parte dagli eco-schemi, un nuovo e non testato sistema di incentivi per gli agricoltori.

Il futuro della PAC passa ora ai negoziati tra Parlamento Europeo, Consiglio e Commissione Europea, dove verranno definiti i nuovi criteri di funzionamento di uno strumento che da solo assorbe circa un terzo dell’intero bilancio della UE.

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