Russia: Putin vince le elezioni, sorgono dubbi sui brogli

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Vladimir Putin si riconferma vincitore alle elezioni. I consensi però, sono i calo e i dubbi sui brogli aumentano

Il partito di Vladimir Putin, Russia Unita, annuncia la vittoria a poche ore dalla chiusura dei seggi di domenica sera. Secondo i risultati poco o niente sarebbe cambiato per il presidente russo, tranne un piccolo neo che non passa inosservato al tavolo di Mosca: i consensi sono in calo.

In più, a rendere i risultati un po’ meno entusiasmanti, ci sarebbero i dubbi sulla trasparenza dei ballottaggi, considerando anche i voti online, introdotti a causa Covid.

Consensi in calo per Putin

I primi dati stabiliscono una percentuale di vittoria per Vladimir Putin e il suo partito sulla soglia del 50%. Un calo notevole rispetto al 2016, anno in cui il partito si confermava vincitore con una percentuale del 54% di voti.

I Comunisti, primi sostenitori in parlamento delle iniziative del presidente russo, cresce nei consensi, con un aumento dell’8% dei voti. Secondo l’Associated Press (l’agenzia di stampa nazionale) però, il leader Gennady Zyuganov sarebbe attualmente accusato di brogli elettorali, oltre ad altre violazioni in ambito elettorale.

I dubbi sui brogli

A elezioni ormai concluse i dubbi aumentano e sulla trasparenza dei ballottaggi i pareri si dividono.

Uno dei campanelli d’allarme potrebbe essere il dispiego di forze messo in campo dal Cremlino nel tentativo di tenere lontano dalle urne attivisti ed esponenti dell’opposizione. Primi fra tutti i sostenitori del leader di opposizione Alexei Novalny, attualmente detenuto in carcere dopo una condanna a 3 anni e 6 mesi per tentativo di avvelenamento.

La Commissione russa responsabile delle elezioni però non ci sta e a chi vorrebbe imputare una mala esecuzione delle elezioni risponde puntando il dito verso l’Occidente, l’arco nemico della politica russa. La Commissione vede così nelle critiche delle ultime ore ‘un piano ben pensato dalle forze occidentali per screditare deliberatamente Mosca’.

La strategia di Mosca appare così chiara: accusare le forze estere per chiarire lo scetticismo e la sfiducia sull’iter delle elezioni russe.

Secondo il Cremlino a rientrare nel piano dell’Occidente ci sarebbe anche l’agenzia indipendente per il monitoraggio dei voti, Golos, che avrebbe denunciato oltre 4.500 violazioni al voto. A tal proposito, Mosca sminuisce le accuse perché provenienti da ‘un’agenzia estera’ e dunque, poco affidabile. Anche il ministro degli Interni russo parla di assenza di violazioni o comunque, di ‘violazioni poco significative’.

La pressione del Cremlino

L’agenzia di stampa Interfax aveva denunciato durante i giorni delle elezioni, una forte pressione da parte delle forze armate per incentivare la corsa alle urne.

La stessa Golos avrebbe riportato diverse denunce di tentativi di coercizione, anche da parte di datori di lavoro, per spingere i cittadini al voto.

In ultimo, la condizione aperta durante la pandemia, con la possibilità di voto online, è ora messa sotto accusa dalla comunità internazionale, come elemento aggiuntivo parte di un elezione poco chiara.

Fabiana Raimo
Laureata in Studi Comparati presso l'Università L'Orientale di Napoli. Appassionata di attualità, cronaca giudiziaria e politica internazionale.

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Updated on 14 October 2021 - 20:41 20:41