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Matteo Salvini ha ormai intrapreso un doppia strada: da una parte è nella maggioranza e dall’altra è sempre pronto a criticarne scelte e decisioni

Matteo Salvini si è ripreso la scena a suo modo. Lo ha fatto puntando a mantenere un doppio ruolo: di opposizione e di governo. Allontanandosi dai suoi alleati, in Italia come in Europa, Giorgia Meloni e Marine Le Pen, mentre allo stesso tempo attacca quotidianamente il governo di cui fa parte. Una strategia che gli consente di tenere con sé quella parte di elettorato rimasta spiazzata dalla svolta del Capitano a sostegno del Governo Draghi. In questo modo Salvini cerca però anche di accontentare l’altra parte, quella che lo rimproverava di non usare il primato raggiunto dalla Lega a livello nazionale con una partecipazione diretta alla guida del Paese.

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La tecnica del doppio gioco

Fino a che punto il leader della Lega si spingerà per far valere la sua linea? E’ questa la vera domanda. Il recente “no alla Pasqua blindata” , per esempio, potrebbe ben presto essere accantonato per la recrudescenza dell’epidemia. A quel punto però le critiche, oggi ancora contenute, alla Ue sulla gestione della campagna vaccinale diventerebbero di sicuro assai più veementi. Se così fosse inevitabili sarebbero anche le ricadute sull’esecutivo. Finora Mario Draghi è rimasto dietro nell’ombra. Il nuovo Premier ha deciso che per lui devono parlare soltanto i fatti. Il cambio dei vertici per la gestione della campagna vaccinale, con l’ingresso alla guida della Protezione civile di Fabrizio Curcio, e la sostituzione di Domenico Arcuri con il generale Paolo Figliuolo, nel ruolo di commissario straordinario, né sono un primo esempio. Il problema è però sempre dei partiti, in particolar modo di Salvini, tra un attacco ed un sostegno non pochi potranno essere i momenti di incertezza del complicato percorso di governo appena cominciato.

L’aspra polemica sui vaccini: sarà un punto di rottura?

Draghi, pur muovendosi per velocizzare l’arrivo dei vaccini rappresenta assieme ad Angela Merkel ed Emmanuel Macron la spina dorsale di quell’Europa su cui si abbattono gli attacchi del leader della Lega. La gestione europea è un disastro e prosegue a rilento un po’ in tutti i paesi. Non basta sollecitare sia le approvazioni dell’Ema che la produzione interna a livello nazionale. La Lega vorrebbe una soluzione rapida, attualmente improponibile. Salvini allora sostiene le scelte dell’Austria e dell’Ungheria di aver proceduto autonomamente e invita il premier italiano “a fare lo stesso”. Il rischio del corto circuito, soprattutto se la situazione dovesse peggiorare, è alto. Salvini ha deciso di accettare la sfida dell’ala moderata della Lega guidata dal ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti ma si tiene sempre una via di fuga. La direzione del Capitano, possiamo starne certi, sarà sempre quella che fiuterà in base agli umori del suo elettorato.

Parola chiave: incertezza

Nonostante il Governo Draghi sia nato per dare stabilità al paese in uno dei momenti più difficili della sua storia, il quadro attuale potrebbe favorire uno scenario diverso. Sono infatti i partiti a guidare l’agenda del nuovo Premier con pressioni interne a cui non sappiamo fino a quando l’ex presidente della Bce sarà in grado di far fronte. Salvini è in una posizione chiave, decisiva e di responsabilità. In una logica di potere e incertezza costante a rimetterci saranno in ogni caso gli italiani: vittime troppo spesso di decisioni che puntano ad interessi troppo distanti dal paese reale.

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