Sanremo 2018, le pagelle della Serata dei Duetti



Festival di Sanremo 2018

La quarta serata del Festival di Sanremo 2018 ha decretato il vincitore della Categoria Nuove Proposte e, per quanto riguarda i Big, ha portato sul palco una serie di duetti, poi giudicati dalla Giuria degli Esperti. Le pagelle di Zon.it

Il Festival di Sanremo 2018 è ormai in dirittura d’arrivo. Ieri sera di scena la Finalissima delle Nuove Proposte, e la gara dei Duetti dei Big, giudicate entrambe dalla Giuria degli Esperti.

Zon.it ha messo i voti ai Big in gara.

La lunghissima serata dei Duetti

Renzo Rubino con Serena Rossi – Custodire: Lui torna al suo habitat naturale sedendo al pianoforte, il pubblico risponde ma i due insieme funzionano a fatica. Le armonie scricchiolano. Cinque

Le Vibrazioni con Skin – Così Sbagliato: Apprezzabile l’idea di farle cantare una piccola parte della canzone in inglese in un Festival eccessivamente protezionista. La cantante degli Skunk Anansie, però, non aggiunge niente alla canzone se non un paio di vocalizzi liberi. Armonie in bilico. Cinque e mezzo

Noemi con Paola Turci – Non smettere mai di cercarmi: L’arrangiamento questa sera si poggia sul piano di Noemi che comunque non dà una sferzata ad una performance in generale tesa. Cinque

Mario Biondi con Ana Carolina e Daniel Jobim – Rivederti: Jobim fa il suo, da pianista certosino qual è. Lei pare che in Brasile sia una cantante apprezzatissima, ma in questo contesto è assolutamente trascurabile. Cinque

Annalisa con Michele Bravi – Il Mondo prima di te: Un duetto classico che, con la penuria d’intenti che c’è, somiglia quasi ad un capolavoro. Sette.

Lo stato Sociale con Paolo Rossi ed il Coro dell’Antoniano – Una vita in vacanza: Il Moige può stare tranquillo: in bocca ai virgulti canterini non è stato messo alcun turpiloquio. In un’esibizione che sembra un bicchiere all’orlo, il Coro è la cosa migliore. Sei.

La serata dei Duetti di Sanremo 2018 sembra non decollare

Max Gazzè con Rita Marcotulli e Roberto Gatto – La leggenda di Cristalda e Pizzomuno: Il piano di lei domina in questo arrangiamento semi-rinnovato. Lui, con la batteria, sottolinea alcuni momenti. Niente di irrinunciabile. Sei.

I Decibel con Midge Ure – Lettera dal Duca: L’esibizione riprende dopo che si era interrotta per dare il tempo al leader degli Ultravox di sistemare la chitarra. Anche lui canta una parte nella sua lingua e si mette al servizio dei Decibel con un risultato ben diverso dal duetto Vibrazioni – Skin Sei.

Ornella Vanoni, Bungaro, Pacifico con Alessandro Preziosi – Bisogna imparare ad amarsi: Ornella ci aveva avvertiti: “È bello, ma come cantante non so”. Effettivamente Preziosi è un bel vedere, ma nulla di più. Per fortuna c’è la Vanoni. Sei.

Diodato e Roy Paci con Ghemon – Adesso: Ghemon sarebbe di fatto l’unico rapper di questa edizione della kermesse, peccato che nella strofa scritta da lui apposta per la canzone manchi del tutto del sano flow. Una bella occasione sprecata, ma la canzone funziona da sola. Sei.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli con Giusy Ferreri – Il segreto del tempo: Una Giusy così misurata e padrona del suo timbro non si sentiva da un po’. Il resto è roba già sentita. Cinque e Mezzo.

Dopo la proclamazione del vincitore delle Nuove Proposte, i duetti continuano

Enzo Avitabile e Tony Servillo con gli Avion Travel e Daby Tourè – Il Coraggio di ogni giorno: Con l’intervento del cantante senegalese, la canzone diventa un dialogo da Sud a Sud degno del Premio Amnesty. Sette.

Ermal Meta e Fabrizio Moro con Simone Cristicchi – Non mi avete fatto niente: Con il reading di Cristicchi tratto dal libro di Antoine Leiris “Non avrete il mio odio”, all’indomani della strage del Bataclan del Novembre 2015, l’esibizione vola. Verso la vittoria? Otto.

Giovanni Caccamo con Arisa – Eterno: Le buonissime premesse dell’inizio, si sciolgono tutte con l’insicurezza di lei. Sei.

Ron con Alice – Almeno pensami: Eleganza e misura per tre minuti e mezzo di pura magia. Nove.

Red Canzian con Marco Masini – Ognuno ha il suo racconto: I due funzionano bene insieme, e non fanno che arricchire una canzone che cresce ascolto dopo ascolto. Sette.

The Kolors con Tullio De Piscopo ed Enrico Nigiotti – Frida (Mai, Mai, Mai): Sembra di essere stati catapultati in un live della band campana. Nigiotti si concede apparizioni vocali sporadiche ed un assolo di basso. De Piscopo parte in sordina e poi diventa il metronomo della platea. Otto. 

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Luca Barbarossa con Anna Foglietta – Passame er sale: Che sorpresa la Foglietta! Il dialogo tra i due ha un che di teatrale tanto che, qualora la canzone dovesse diventare un testo per il palcoscenico, avrebbe già trovato la protagonista. Dieci.

Nina Zilli con Sergio Cammariere – Senza appartenere: Ospite mercoledì sera al Festival, Roberto Vecchioni asseriva che “la battaglia contro la violenza sulle donne è anche una cosa per gli uomini“. La presenza di Sergio Cammariere accanto a Nina Zilli per una canzone che, come più volte affermato dalla cantante, è “un manifesto per tutte le femmine”, ne è un lucido esempio. Otto.

Elio e le Storie Tese – Arrivedorci: Di cose più geniali gli Elii ne hanno scritte eccome, ma con i Neri per Caso a fare da “cassa”, tutto acquista un sapore diverso. Otto.

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