Scandalo tangenti, le dichiarazioni di Alfano: “Una barbarie, mio padre è malato”



angelino alfano

Tangenti e favori, 24 arresti e le dichiarazioni di Alfano

Lo scandalo di tangenti e favori che ha visto negli ultimi giorni il nome del ministro dell’interno Angelino Alfano nelle intercettazioni, unitamente a quello del fratello del ministro, Alessandro Alfano e del padre Angelo, ha provocato una serie di richieste di dimissioni da parte delle opposizioni e di chiamate di estraneità ai fatti, da parte del ministro.

Nelle passate ore ci sono state le prime ammissioni per gli indagati nella maxindagine della Procura sulle realtà di corruzione e riciclaggio. In giornata si sono presentati davanti al gip Giuseppina Guglielmi alcuni indagati, tra cui Maurizio Lanari (amministratore di una società), Sergio Rossi (amministratore società informatica), Claudio Crognale (amministratore di società), Marco Nobile e Armando Baldini, quest’ultimi due funzionari della Agenzia delle Entrate.

Sulla questione che lo vede coinvolto il ministro Alfano respinge con forza ogni accusa: “Oggi la barbarie illegale arriva a farmi scoprire, dalle intercettazioni tra due segretarie, che un uomo di ottant’anni, il cui fisico è da tempo fiaccato da una malattia neurodegenerativa che non lo rende pienamente autosufficiente, avrebbe fatto ‘pressioni’ presso le Poste per non so quale fantastiliardo di segnalazioni”.

“E’ indegno dare credito a due signore che parlano, anche insultandomi e non so chi siano”. -continua Alfano. Nell’intercettazione la segretaria del faccendiere Raffaele Pizza parla di 80 curriculum per Poste Italiane inviati dal padre del ministro.

“Quell’uomo lo conosco bene perché è mio padre ed è indegno dare credito e conto a ciò che i magistrati avevano scartato dopo avere studiato”. “Nel frattempo – aggiunge – il contenuto reale dell’inchiesta giudiziaria passa in secondo ordine in spregio ai tanti uomini dello Stato che a quella inchiesta si sono applicati”.

L’opposizione incalza con la richiesta di dimissioni del ministro- Ad invocare a gran voce le dimissioni di Alfano si pone in prima linea Matteo Salvini, leader della Lega Nord: ““Ministro Alfano, faccia una cosa giusta: dimissioni. Non per l’assunzione del fratello alle Poste o per quello che avrebbe fatto il padre, ma per la sua totale incapacità di difendere i confini e la nostra sicurezza, i cittadini italiani e le stesse Forze dell’Ordine”. Lanciando l’hashtag #angelinoacasa”.

“Tra il padre che invia 80 curriculum alle Poste e l’assunzione del fratello del ministro nella stessa società, dovrebbe rassegnare oggi stesso le dimissioni”– fanno sapere i capigruppo di camera e senato pentastellati.

La difesa del ministro da parte del PD- “Angelino Alfano sta facendo bene il suo lavoro di ministro e le cose che leggiamo non coinvolgono né il suo lavoro né la correttezza del suo comportamento. La richiesta di dimissioni è pretestuosa”– afferma il capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato.

Leggi anche