Segantini, ritorno alla natura. Al cinema per due giorni



Segantini, ritorno alla natura. Al cinema

Il 17 e il 18 gennaio 2017 nei cinema convenzionati si potrà vedere Segantini, ritorno alla natura, documentario sul tormentato ed emblematico pittore della montagna, esponente del Divisionismo italiano

Giovanni Segantini (Arco/Trento, 15 gennaio 1858 – Monte Schafberg/Austria, 28 settembre 1899), artista disputato tra italia e Svizzera, cittadino austriaco ma apolide per scelta, fu innanzitutto un uomo libero: il voler vivere il più possibile a contatto con la natura, soprattutto sulle montagne dell’Engadina, ne accrebbe il mito.

Esponente italiano del Divisionismo, di cui rifiutava il principio formale di pittura-ricerca, nella pur evidente influenza del Neo-Impressionismo francese, sviluppò un senso solipsistico dell’arte, intriso di simbolismo e spiritualismo. 

Nei primi anni Segantini aveva aderito al Naturalismo, come da tradizione lombarda: una linea che abbandonò ben presto, rifuggendo lo sguardo umile sulla vita rurale per aprirsi alla trasposizione pittorica di una lirica cosmica, intrisa anche di un nuovo spirito moderno. Per questo fu d’ispirazione per molti artisti. Di lui Carlo Carrà diceva: “Si giurava sulla sua arte come il vangelo della vera pittura moderna”

Giovanni Segantini, Il ritorno dal bosco, 1890 – St. Moritz, Museo Segantini

Un uomo introverso, inquieto ed ombroso, quanto pittore meticoloso ed armonioso, Segantini, pur palesando una stratificazione stilistica (prima il realismo lombardo, poi il divisionismo e, infine, il simbolismo) mostra una forte tensione astrattiva, la ricerca di equilibrio in un etereo minimalismo ascetico.

Le Cattive Madri (o Il Nirvana Delle Lussuriose) rappresenta l’apice di questa fase simbolista. Segantini, che aveva abbandonato la metropoli, Milano, per le montagne svizzere, venne colpito dal poema Nirvana nella traduzione di Luigi Illica, dedicato alle “male madri”: nei versi finali si legge della punizione delle “lussuriose”, condannate a vagare nella tormenta,«in vallea livida per ghiacci eterni/ dove non ramo inverda o fiore sbocci». Il tema della maternità divenne allora un’ossessione artistica per l’artista, che nei suoi quadri ora trasfigurava l’infanzia da orfano.

Segantini, ritorno alla natura. Al cinema
Le Cattive Madri (o Il Nirvana Delle Lussuriose), 1894

Ne Le Cattive Madri (o Il Nirvana Delle Lussuriose) Segantini quasi demonizza, in una sublime visione, la figura della donna che rifiuta la sua presunta vocazione, cercando di sottrarsi alla maternità. In una desolata landa alpina, in cui ricorre il sentire spirituale della natura, una donna dai lunghi capelli rossi è impigliata tra i rami di un albero.

Il Castigo delle Lussuriose, 1891

Nella gelida solitudine dell’inverno si cristallizza un’atmosfera rarefatta e fantasmagorica. Regna il senso di un fatalismo irredimibile, il fascino magnetico di un calvario inscritto in un paesaggio popolato dagli spettri del passato. Nell’incanto fiabesco di un perfido sortilegio, da un ramo dell’albero avvizzito spunta la vita, nel neonato che si nutre dal seno della donna. Quest’ultima si contorce, riflettendo formalmente la rappresentazione dell’albero, per sottrarsi a quella vita, che non sente appartenerle.

La parabola artistica di Giovanni Seganti ora arriva al cinema per soli due giorni, il 17 e il 18 gennaio 2017, nel documentario di Francesco Fei. Il film “Segantini, ritorno alla natura”, della serie La grande arte al cinema, ricostruisce la storia del pittore, dopo il successo della mostra milanese di Palazzo Reale del 2014. Premio del pubblico al Biografilm festival di Bologna, “Segantini, ritorno alla natura” è distribuito da Nexo Digital, sul cui sito è disponibile l’elenco dei cinema che ne garantiranno la proiezione.

Ma questo non è il primo documentario sul pittore trentino: del 2016 anche Giovanni Segantini: magie della luce di Christian Labhart; un altro recente documentario risale al 2011, realizzato da Armin Linke, su un grande progetto pittorico ideato e mai realizzato per l’esposizione universale di Parigi del 1900; mentre il primo è del 1948, Segantini il pittore della montagna.

Segantini, ritorno alla natura è una ricostruzione, tra documentario e fiction, della vita e delle opere di Giovanni Segantini. La parte documentaria è affidata ai commenti della nipote Gioconda Segantini, della sua più grande esegeta Annie-Paul Quinsac, del direttore dell’Accademia di Brera Franco Marrocco e dello storico di Arco (paese natale dell’artista) Romano Turrini; la parte della ricostruzione scenica è affidata a un Filippo Timi dalla lunga barba, che ben incarna lo schivo personaggio del Segantini, ritratto nei suoi momenti meditavi da eremita sulle sue montagne o nella voce profonda che ne fa rivivere il pensiero, tratto dal suo epistolario.

Trittico della Natura: la Morte (1898-1899)

Questa docufiction narra dell’artista che nella natura e nel ritorno alla vita contadina cercava la catarsi all’essere uomo. C’è tutta la sua poetica visiva nell’effetto pittorico di luminosità resa anche nei paesaggi crepuscolari, nella tensione al cielo, quando si è sepolti nel contrappeso emotivo di un manto di neve.

Segantini morì a 41 anni, e, come mostrato dalla docufiction, la sua morte sembra essere stata presagita dal quadro Trittico della Natura: la Morte (1898-1899). La sua ultima opera ci mostra un panorama dell’alta Engadina durante una giornata invernale, in cui il cielo risplende come una promessa. Pennellate di azzurro stemperate da un sole morente gettano foschia su una glaciale coltre di neve: un’allegoria per la morte, che si sviluppa nel senso di un silenzio ancestrale, quasi una sinestesia con il ciclo vitale, che ricongiunge alla terra, consegnando, per l’eternità, Segantini alla pace delle sue montagne.

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