11 Novembre 2017 - 16:11

Social, nuova droga o semplice passatempo?

Social

Sean Parker lancia un allarme: i social sono come una nuova droga

Sean Parker, primo collaboratore di Zuckerberg quando Facebook nasceva, ha recentemente usato parole molto dure nei confronti dei social, facendo una sorta di “mea culpa” che forse, però, arriva troppo tardi. L’occasione si è presentata durante un’intervista pubblica rilasciata ad Axios nella quale Parker, nonostante fosse stato uno dei primi a credere profondamente in questo tipo di comunicazione, ha confessato che “le piattaforme social sono state costruite con criteri ben definiti , che puntano a sfruttare le debolezze della mente umana“.

Parole diverse da quelle che abbiamo sentito più volte da Zuckerberg, il quale ha sempre sottolineato quanto Facebook (social network più importante al mondo che conta circa 2 miliardi di iscritti) possa essere d’aiuto alle persone. La mission di questa piattaforma è stata chiara sin dall’inizio: dare alle persone il “potere” di creare vere e proprie comunità e rendere il mondo più unito.

Perchè allora Facebook, così come tutti i social network esistenti, ha preso le sembianze di una droga?

Parker, nell’intervista sopra citata, ragiona sul meccanismo del “like” definendolo un “loop di validazione sociale”, un modo per apparire perfetti agli occhi degli altri. Un “like”, non è soltanto un click ma un modo per affermare la nostra esistenza; senza “like” subentra la paura di essere tagliati fuori dalla società, dal flusso di notizie, dal monto intero.

Ma, il primo collaboratore di Zuckerberg, non si ferma solo a questo, anzi, continua con parole più drammatiche e si/ci pone una domanda: “Dio solo sa cosa sta facendo ai cervelli dei nostri figli“. Sì, perché il problema principale è questo. Questi social sono una nuova droga o un semplice passatempo? Sono molti coloro i quali tendono a reputarli dannosi, soprattutto per i giovani. Questi ultimi catapultati in questo mondo così tecnologico, così apparentemente spassoso , passano ore ed ore a chattare, condividere foto, mettere like: ormai siamo molto social e poco sociali. 

L’intento di Zuckerberg era quello di avvicinare persone fisicamente lontane, ma ci sarà davvero riuscito? Sembra essere successo il contrario: persone fisicamente vicine si sono allontanate. Il rapporto con l’altro, con la società, è totalmente cambiato. I social sembrano sfruttare la vulnerabilità della psicologia umana, incentivando da un lato la condivisione di argomenti con il mondo intero (seppur virtuale) e contemporaneamente la solitudine perché, quando compiamo queste azioni, lo facciamo da soli, siamo noi a fare “click”.

È un dato di fatto: usiamo i social come uno scudo, attraverso lo schermo di un computer o di un cellulare ci sentiamo così potenti da poter dire tutto ciò che vogliamo. Li usiamo per vantarci di un nuovo paio di scarpe, di un viaggio che abbiamo fatto, di un gelato che sembra essere il più buono del mondo.

È chiaro che questa chiave di lettura da’ ai social un’accezione totalmente negativa eppure  qualcosa di positivo c’è. Una notizia, qualunque essa sia, da una tempesta in California al pancino (ormai non più) sospetto di Chiara Ferragni ci arriva in pochissimo tempo, possiamo sapere cosa accade nel mondo minuto dopo minuto; possiamo leggere pareri differenti, confrontarci con tanta gente; possiamo parlare con una persona molto lontana da noi facendo semplicemente “click” per sentirla accanto a noi.

È forse il caso di aprire un sondaggio: i social ci stanno davvero aiutando ad affrontare la vita in maniera più semplice o , al contrario , ci stanno allontanando dalla realtà?

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