Stalking, se la vittima risponde al telefono salta l’accusa

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Stalking ecco la sentenza della Cassazione. Se il comportamento del soggetto passivo asseconda quello del soggetto agente viene meno il requisito del mutamento radicale delle abitudini della vittima

 

 Con questo articolo affronterò la complessa fenomenologia dello Stalking, cioè quel comportamento molestante, assillante e continuativo che vede come protagonisti due attori principali: l’autore delle molestie, definito stalker, e la sua vittima.  Il termine inglese deriva da To Stalk, che significa “appostarsi”.

Lo stalking è un fenomeno che si è tristemente diffuso negli ultimi anni, anche grazie allo sviluppo di internet e dei cosiddetti social network (come facebook) che permettono di trovare foto e informazioni su qualcuno più facilmente che in passato.

Ecco un importante novità circa il reato dello Stalking sancito da un provvedimento della Cassazione. Se la vittima di stalking risponde agli sms o alle telefonate del molestatore decade l’accusa. Lo ha deciso la Cassazione, con la sentenza 9221, nell’occuparsi di un caso di violenza sessuale controverso. La ragazza in questione, stalkerizzata dall’ex fidanzato, al quale continuava a rispondere, ha subito uno stupro dopo aver accettato un “incontro chiarificatore” con lui, un comportamento poco coerente secondo la Corte.stalking

«[…] laddove il comportamento del soggetto passivo in qualche modo assecondi il comportamento del soggetto agente, vien meno il requisito indispensabile del mutamento radicale delle proprie abitudini e la situazione di ansia che segna in modo irreversibile la vita della vittima»hanno decretato i supremi giudici.

Rimane configurabile, in questo caso, l’accusa di ingiuria o minaccia, ma allo stesso tempo vengono meno le misure di protezione in favore di chi si sente perseguitata/o, come il divieto di avvicinamento. La condizione fondamentale, dunque, per cui persista l’accusa di stalking è che la vittima prenda le distanze dal molestatore.