Gli Stones a Cuba, un sogno proibito per decenni



Rolling Stones - Cuba

I rocker inglesi per la prima volta nella loro storia a Cuba, in un concerto-evento fuori programma. In scena il tour che ha raccolto decine di sold-out in giro per il sudamerica e conclusosi alcuni giorni fa in Messico

Come più volte è accaduto nel corso degli anni, ieri sera la storia mondiale si è fermata ancora una volta a Cuba, dove per una sola notte i caratteristici ritmi salseri e latino-americani hanno lasciato spazio al rock puro.

Si è chiusa con un fantastico concerto, infatti, la settimana che ha sancito un parziale disgelo dei rapporti, da decenni molto tesi, tra gli Usa ed il paese dell’america centrale grazie all’incontro tra il presidente americano Obama, il primo da 88 anni a questa parte, e Raul Castro.

Per celebrare questo traguardo il centro Ciudad Deportiva de l’Avana è stato preso letteralmente d’assalto da oltre 200.000 persone per assistere al concerto, completamente gratuito, dei “sempreverdi” Rolling Stones che, nonostante la lunghissima carriera che li ha portati sui palchi di ogni parte del mondo, ieri sera si sono esibiti per la prima volta sull’isola americana.

“Sappiamo che anni fa era difficile sentire la nostra musica a Cuba, ma ora siamo qui per voi, nella vostra bella terra. Credo che finalmente i tempi stiano cambiando”, ha affermato in apertura il 72enne Mick Jagger, riferendosi agli anni in cui a Cuba Fidel Castro aveva proibito la musica rock, da Elvis Presley, ai Beatles, agli stessi Stones, perché, dopo l’abbraccio della rivoluzione cubana con l’Urss, quella anglosassone era considerata “musica sovversiva”, simbolo della decadenza del capitalismo occidentale.

Una decadenza che il gruppo inglese, nonostante l’incedere dell’età, non ha mai sentito e che ieri è ancora una volta esplosa su un palco stellare costituito da 7 megaschermi e diverse passerelle protese verso la folla occupate a fasi alterne dal leader, Mick Jagger, che come sempre ha cantato, ballato ed intrattenuto il pubblico festante come solo lui ha saputo fare negli ultimi 50 anni in giro per il globo. A fargli da “spalla” (seppur dirlo sia molto riduttivo) i fidati Keith Richards, con i suoi fidati accordi, gli anelli, e la caratteristica bandana, Charlie Watts, imperturbabile a scandire il ritmo dei pezzi, e Ronnie Wood, onnipresente in ogni dove ed insieme agli altri nei brevissimi spazi dello show in cui Mick si apprestava a riprendere fiato.

Due ore mozzafiato iniziate sulle note del riff di “Jumpin Jack Flash”, uno di quei dischi che ogni amante della buona musica dovrebbe possedere, e probabilmente messo in apertura anche per alcuni passi del testo che molto si adattano alla causa del concerto (“I was born in a crossfire hurricane … But it’s all right, I’m Jumpin’ Jack Flash).

A seguire tutti gli altri classici della band come “Brown Sugar”, “Tumbling Dice”, “Miss You”, “You Can’t Always Get What You Want”, pezzo realizzato con il coro cubano Entrevoces, hanno traghettato gli spettatori fino alla chiusura affidata a “Satisfaction”, un altro disco per cui vale la regola di “Jumpin Jack Flash”, i cui 3.55 minuti della versione originale si sono allungati di oltre il doppio, accompagnati dagli spettatori scatenati fino all’ultimo secondo. Tanti erano gli “autoctoni” dell’isola presenti ieri sera al concerto, così come altrettanti erano i turisti arrivati a Cuba per lo stesso motivo e abilmente mescolatisi ad una enorme schiera di vip, tra i quali hanno spiccato Naomi Campbell e Richard Gere. Tutti per lo stesso motivo:  celebrare un evento storico che resterà nella memoria dei cittadini cubani per decenni. E quale modo migliore per farlo se non scegliere i Rolling Stones che per anni sono stati simbolo e gloria di centinaia di mode e ideologie?

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