Stranger Things

Ad Hawkins si svolgono i funerali di Will Byers, il ragazzino scomparso, il cui corpo pare essere stato ritrovato nella cava fuori città. Joyce, però, non è convinta che si tratti davvero di suo figlio, ed è anzi sicurissima di poterlo ritrovare. Intanto, la piccola El recupera un ricordo perduto: un esperimento mentale del progetto MK-ULTRA che l’ha messa in contatto con una mostruosa realtà parallela

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NARRAZIONE

[dropcap]T[/dropcap]erza parte della recensione che Zon.it sta dedicando alla serie-fenomeno del momento, Stranger Things dei Duffer Brothers, in onda su Netflix a partire dal 15 luglio.

Dopo il ritrovamento del corpo di Will Byers, ad Hawkins fervono i preparativi per i funerali, ma Joyce non crede affatto che il figlio sia morto, ed è anzi sempre più convinta che il ragazzino si trovi nascosto da qualche parte. L’unico a conoscere la verità su quel corpo è lo sceriffo Hopper, riuscito ad intrufolarsi all’obitorio alla ricerca di indizi.

Intanto, la piccola Undici ricorda di un evento del suo recente passato, un esperimento mentale che l’ha messa casualmente in contatto con la strana realtà parallela da cui è venuta fuori la mostruosa creatura che abbiamo visto nello scorso episodio, un luogo che lei chiama “sottosopra” e nel quale si troverebbe prigioniero Will.

Lucas, Mike e Dustin decidono di raggiungerlo, ma per farlo dovranno prima di tutto capire di cosa si tratta. E sarà il loro prof di scienze a spiegarglielo.

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RECITAZIONE[dropcap]T[/dropcap]erzo episodio che contiene anche la parte “scientifica” della trama di Stranger Things, con la spiegazione del misterioso “sottosopra” nel quale pare essere stato intrappolato Will Byers.

Incaricato di trasmettere il concetto allo spettatore è il professor Clarke, interpretato da Randall P. Havens, e personaggio che probabilmente avrebbe meritato un ruolo più importante nella serie, ma che invece si limita a sporadiche comparsate. Sarà lui, infatti, a spiegare ai ragazzi dell’esistenza di realtà parallele alla nostra (tra le quali quella scoperta da Undici), e per i fortunati che hanno già visto il finale, a raccontare al gruppo dei protagonisti come trovare la creatura.

In base alla spiegazione di Clarke, la realtà quotidiana è come un filo sul quale camminano una pulce e l’acrobata: se all’acrobata è dato di poter camminare solo lungo una linea, la pulce può invece camminare in entrambi i sensi ed anche con la testa sottosopra. Quel sottosopra, nel caso della nostra quotidiana realtà, è un mondo del tutto simile al nostro, ma con caratteristiche diverse ed impossibile da raggiungere, perché per arrivarci servirebbe un’energia immensa.

Qualcuno, però, quell’energia la possiede: è Undici, il cui ruolo a partire da oggi, assume un importanza del tutto particolare.

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INNOVAZIONE

[dropcap]B[/dropcap]logger geniale e tagliente, scrittore sopraffino e recensore tra i migliori della Rete, è stato tra quelli che ha fornito di Stranger Things uno dei contributi più interessanti a livello critico. E’ Amleto De Silva, autore di “Statti attento da me” e realizzatore di una guida essenziale per sopravvivere agli stronzi.

Lo leggo e lo apprezzo da tempo, e il suo lavoro è stato tra quelli che mi ha fatto ancor di più apprezzare una serie che ritengo essere come il miglior prodotto di fantascienza-horror che ho visto dai tempi di X-Files, non certamente quello di gennaio 2016 ma quello originale del 1995.

Siccome volevo citarlo, gliel’ho chiesto e lui me lo ha gentilmente permesso.

Ho voluto farlo perché, secondo me, Amlo ha colto più degli altri quella che è stata la portata innovativa di Stranger Things.

È genere Stephen King, e basta: ci siamo capiti“, dice De Silva, “Certo, ci sono citazioni veloci ovunque, sparse qua e là, dai Goonies agli Alien, ai Predator, a E.T., ma che questa serie sia anche e soprattutto un monumentale omaggio al Re è chiarissimo“.

Dovrei citare tutta la sua recensione, perché poi lui continua dicendo che “L’onestà degli autori si spinge al punto di nominare il loro ispiratore, quando, per descrivere una situazione incredibile, un personaggio dice a un altro: “E’ una cosa tipo Stephen King. Hai presente?”. Ovviamente il personaggio non ha affatto presente che si tratti di una cosa alla King, ma noi spettatori l’abbiamo capito dopo dieci minuti“. Proprio per questo, per la restante parte della recensione di Amlo, vi rimando direttamente alla sua pagina: se non avete ancora la fortuna di conoscerlo, mi ringrazierete poi.

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Curiosità

[dropcap]T[/dropcap]erzo da citare in ordine di importanza nella serie, dopo Winona Ryder e Millie Bobby Brown è il professor Brenner, ossia Matthew Modine.

Tornato ai fasti del suo tempo, è il militare calvo e occhialuto che in Full Metal Jacket “perculava” arditamente il Sergente Maggiore Hartman, beccandosi un pugno nello stomaco per la sua storica battuta: “Sei proprio tu, John Wayne? E io chi sarei?“. Oggi sappiamo che a parlare così non era stata la “fatina buona del c.”, e che il “lurido stronzo comunista p.” era lui, soprannominato poi, in quello che è uno dei masterpieces di Stanley Kubrick, come il “Soldato Biancaneve”.

In Stranger Things, Modine è il professor Brenner, a quanto pare genitore di Undici (che lo chiama papà), e tra i principali antagonisti della serie: uno che ha compreso lo straordinario potere di una piccoletta che ti fa tenerezza solo a guardarla, e che vuole sfruttarlo a tutti i costi a danno dei nemici degli Stati Uniti.

Classe 1959, Matthew Modine è nato in California, a Loma Linda, e da giovane ha frequentato l’Actor’s Studio con Stella Adler. Dal 1980 è sposato con la collega Caridad Riviera e già negli anni Novanta aveva collaborato con Winona Ryder nella realizzazione del videoclip di Roy Orbison per la canzone A Love So Beautiful.

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Stranger Things
La piccola Undici al tavolo degli esperimenti

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