Twin Peaks: La recensione della premiere



Twin Peaks

Twin Peaks: 26 anni dopo. Il ritorno di David Lynch, dopo Inland Empire, porta lo spettatore a confrontarsi con la sua idea di Visione

Come cambia una serie TV

Quando si parla della serialità degli ultimi vent’anni, subito ci si rapporta con un’idea di spettacolo unita ad una esigenza figlia dei voleri del pubblico, sempre più esigente. Dopo 26 anni allora, non solo di mistificazione dell’idea di quantità e qualità dei serial in generale, ci si chiede se Twin Peaks possa creare una rottura nei confronti dell’idea stessa di fare televisione o ancor meglio, senza limiti, di creare Cinema.

Le prime due puntate della terza stagione della serie interamente diretta, almeno in questi nuovissimi e segreti episodi da David Lynch, sono essenziali per una certa ricreazione dello status quo dello spettatore dei nostri tempi.

Galvanismi contemporanei a parte, Twin Peaks sembra essersi fermato etimologicamente ai tempi del suo inizio, ritornando sempre con la stessa capacità di inquietare sempre con il suo potenziale grottesco, con la sua carica onirica avvilente e con la sua narratività respingente, fastidiosa, svuotata dal senso del tempo per come lo si percepisce adesso, in questo millennio.

Una narrazione “ossidata”

Tutti corrono, ma Twin Peaks e David Lynch mortificano qualsiasi idea di velocità, ossidando la storia, facendo domande, non trovando risposte. Un’idea di sviluppo del racconto sempre interrotta, castrata, fallimentare. Un contraltare stucchevole delle masturbazioni ridotte a True Detective e Breaking Bad: trame intersecate fitte di soluzioni, chiusura di cerchi, colpi di scena, montaggio ipercinetico e sceneggiature da sproloquio.

David Lynch contestualizza e ricerca il linguaggio nei sogni e negli incubi. Il ritorno di Twin Peaks non è solo uno spettacolo autentico, ma è figlio di un cinema che si contraddistingue, sempre aperto alla possibilità di sperimentare, cinema sincero, vittima forse ormai dei nostri tempi. Ci sembra molto più Mulholland Drive che quella soap opera acerba del piccolo paesino nella provincia di Washington.

Twin Peaks: ieri e oggi

Quel capolavoro che era Twin Peaks lo è ancora oggi, più angosciante, più enigmatico e più provocatorio. Lo è nello stesso modo in cui è cambiato nelle storie, nelle aperture narrative, nei personaggi del tutto nuovi e nelle storie che fanno le fusa più agli ultimi deliri di Inland Empire.

Viene quasi sottolineata una tenerezza nell’osservare il popolo della televisione di oggi, tutto sicuro di sé, comodo, senza timore e solo con la voglia di essere tramortito da velocità e da stereotipi, preferire di cambiare canale, anziché vivere una vera Esperienza. Poi c’è chi è coraggioso e si lascia trasportare dall’oggetto oscuro del cinema di Lynch. Dal suo universo che per adesso, resta quello più interessante e fuori dal coro.

 

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