7 Novembre 2017 - 10:30

Voglio una vita come Steve McQueen

Steve McQueen

Oggi sono 37 anni che non è più tra noi il divo più atipico della storia: Steve McQueen, the king of cool

“Voglio una vita spericolata, voglio una vita come Steve McQueen” 

Così cantava Vasco in una delle sue più celebri canzoni. L’omaggio all’attore americano non è certo messo lì a caso: la vita di Vasco, come quella di tutti i giovani ribelli degli anni 60’/70′, non può che essersi ispirata ad un uomo che ribelle lo è stato sin dal primo soffio di vita.

La vita spericolata ce l’aveva nel sangue il piccolo Steve, quando, ancora quattordicenne, divenne membro di una gang di periferia e fu mandato in un istituto di correzione.

Ma per capire il suo spirito sui generis, basta già solo osservare l’epilogo della sua vita. Morto per attacco cardiaco all’età di 50 anni (anche se già malato da tempo di tumore), fu cremato e le sue ceneri furono disperse nell’Oceano Pacifico. Nel mare, probabilmente, la sua anima avrà continuato a divertirsi per un bel po’. Nonostante ciò, Steve era uno che amava la terraferma, in particolare l’asfalto.

Oltre ad essere stato un grandissimo attore di film d’azione, infatti, egli fu un pilota di assoluto valore. I motori erano una sua grandissima passione, che non di rado si è unita alla sua esperienza cinematografica come nel film Le 24 ore di Le Mans, nel ruolo del pilota Michael Delaney. Quest’opera è interamente ambientata sul circuito di Le Mans e narra una gara automobilistica quasi vera. Di fatti, le riprese ed il montaggio del film sono tipicamente documentaristiche. Gulf Porsche 917 era il modello dell’autovettura di Steve, con cui si divertì da morire a girare il lungometraggio.

In effetti, l’attore si divertiva non poco sul set dei suoi film, tanto che durante molti lavori litigò con registi e produttori per il suo modo di fare sopra le righe. Del resto, va detto che Steve, da buon figlio di uno stuntman, spesso girava lui stesso le scene d’azione: è il caso della scena della moto nel film La Grande FugaNon si trattava di immaturità, era proprio il suo stile, il suo carattere che, in seguito agli occhi dei media e della massa, gli sarebbe valso l’etichetta di king of cool.

L’essere cool, all’epoca, significava richiamare le caratteristiche di Steve McQueen. Oggigiorno, è un termine quasi in disuso nel linguaggio giovanile, ma il marchio che il re ha inciso resta forte nella cultura pop. Tutto ciò che indossava o che guidava diventava cool, andava in tendenza. Addirittura, il modello dei suoi occhiali era sempre di una tipologia specifica che è detta ancora oggi alla Steve McQueen e che grazie all’attore va ancora a ruba.

Oltre al suo carattere ed alla sua personalità, tuttavia, McQueen va ricordato per aver interpretato dei ruoli iconici nella storia del cinema. Alcuni film, come il già citato Le 24 ore di Le Mans, non hanno riscosso grande successo immediato, ma altre grandi pellicole come I magnifici sette, La grande fuga, Bullit e Papillon sono rimaste nella storia e tuttora vengono non di rado trasmesse sul piccolo schermo.

Nei film d’azione interpretava il personaggio dell’antieroe, ma per tutti i cuori ribelli e gli amanti del cinema resterà sempre un eroe, in quanto punto di riferimento per una vita da vivere a cento, anzi, a mille all’ora.