Caos trasporti in provincia di Salerno, l’allarme della Cisl
La segretaria Marilina Cortazzi chiede un cambio di paradigma su mobilità, viabilità e servizi nelle aree interne e in Costiera Amalfitana
I trasporti provincia Salerno Cisl tornano al centro del dibattito. La segretaria generale Marilina Cortazzi denuncia una situazione critica che penalizza le aree interne e chiede un cambio di rotta nelle politiche sulla mobilità.
Aree interne sempre più isolate
Secondo la Cisl Salerno, Alburni, Tanagro, Vallo di Diano, Cilento interno e Alto e Medio Sele vivono una condizione di progressiva marginalizzazione.
Riduzione delle corse, collegamenti insufficienti e orari inadeguati aggravano l’isolamento delle comunità, rendendo più difficile l’accesso a sanità, scuola e lavoro.
Non solo autobus, ma diritti
«Non siamo di fronte solo a un problema di autobus o di orari – afferma Cortazzi – ma a una frattura territoriale. Quando si sopprime una corsa, si limita il diritto alla salute, allo studio e al lavoro».
La carenza di mobilità amplifica gli effetti del dimensionamento scolastico e della riduzione dei presidi sanitari.
Impatto su imprese e lavoratori
Le criticità del trasporto pubblico incidono anche sul tessuto produttivo. Le imprese delle aree interne faticano a reperire manodopera per la carenza di collegamenti efficienti.
«La mobilità è una leva di sviluppo economico, non un costo da comprimere», sottolinea la segretaria della Cisl Salerno.
Viabilità fragile e Costiera in sofferenza
La Cisl richiama l’attenzione anche sulla rete stradale, spesso fragile e soggetta a frane e interruzioni.
Nelle aree interne le strade provinciali presentano carreggiate ristrette e manti deteriorati. In Costiera Amalfitana, invece, la pressione turistica e la conformazione del territorio generano congestioni e criticità per residenti e lavoratori.
La proposta: un patto sociale
La Cisl chiede un cambio di paradigma. Serve un piano organico che integri mobilità, viabilità, sanità, scuola e servizi essenziali.
Tra le proposte, l’istituzione di un tavolo tecnico permanente che coinvolga Regione, Provincia, Comuni, aziende di trasporto e parti sociali.
«Le aree interne non sono periferie residuali – conclude Cortazzi – ma comunità vive. Garantire mobilità e servizi significa garantire diritti e futuro».
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