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immagine dalla pagina ufficiale di Amazon

In occasione dell’insediamento di Joe Biden a 46° Presidente degli USA, Amazon si è offerta di mettere a disposizione le proprie risorse per dare una mano nella distribuzione dei vaccini

Si è tenuta ieri la cerimonia di insediamento di Joe Biden a 46° Presidente degli Stati Uniti d’America. L’evento, che aveva visto un incremento delle misure di sicurezza in seguito agli accadimenti di Capitol Hill, si è svolto senza imprevisti.
A farsi avanti nei confronti del neo-eletto presidente, già poche ore prima del suo ingresso ufficiale alla Casa Bianca, è stato il colosso dell’e-commerce Amazon. L’azienda si è detta disposta ad aiutare Biden nella sua importante campagna di distribuzione dei vaccini al popolo americano.

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In una lettera inviata mercoledì, il dirigente di Amazon (AMZN) Dave Clark ha scritto che la società “è pronta ad assistere” nella vaccinazione di 100 milioni di americani nei primi 100 giorni. Clark ha sottolineato che Amazon ha più di 800.000 dipendenti con sede negli Stati Uniti, la maggior parte dei quali lavora in ruoli essenziali nei centri logistici Amazon, nei data center AWS e nei negozi Whole Foods Market, e questi lavoratori “dovrebbero ricevere il Covid 19 vaccino il prima possibile“.

Non è la prima volta che Amazon chiede un accesso anticipato al vaccino per i suoi lavoratori essenziali. A dicembre, Clark aveva già scritto una lettera al Comitato consultivo per le pratiche di immunizzazione dei Centers for Disease Control and Prevention sull’accesso al vaccino “il prima possibile“. Altri hanno presentato richieste simili, tra cui Uber per i suoi autisti e la National Retail Federation, che ha sostenuto il settore della vendita al dettaglio. La richiesta è strettamente correlata agli intensi controlli ai quali il colosso dell’e-commerce è stato sottoposto in seguito al notevole incremento di lavoro dovuto alla pandemia. Inoltre, ad ottobre era stato reso noto che oltre 19.000 dipendenti statunitensi di Amazon e Whole Foods erano risultati positivi o presunti positivi per il coronavirus, facendo luce per la prima volta su come la sua forza lavoro è stata colpita dal Covid-19.

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