Il finale di American Horror Story Cult rappresenta la perfetta chiusa di una stagione al cardiopalma, attuale come non mai e ricca di duplici significati

Siamo giunti all’ultimo episodio di American Horror Story Cult, la stagione migliore mai prodotta da Ryan Murphy, risultando essere l’unica in grado di accostarsi al mitico secondo capitolo della serie.

L’episodio di American Horror Story Cult (7×11) si apre con un flashforward di un anno: Kai è in carcere, e anche lì è riuscito ad ammaliare le menti di coloro che lo circondano: persone rinchiuse all’interno di una cella, questa volta fisica anziché psicologica.

Ma chi sarà stata la talpa che ha fatto fallire i suoi piani? Di chi vorrà mai vendicarsi in maniera così determinata?

Trama

Una squadra dell’FBI irrompe nella cantina di Anderson la notte in cui la setta intende massacrare cento donne incinte.

Mesi dopo, Ally comunica a Beverly che l’FBI l’avesse reclutata come informatrice.

Beverly diviene un consulente chiave della campagna del senato del Michigan di Ally, mentre Kai fugge dalla prigione di massima sicurezza e si infiltra in un dibattito politico televisivo tra Ally e il suo avversario, puntando una pistola verso la testa di Ally.

Peccato che, tirando il grilletto scopre che la pistola sia scarica, cosicché Beverly gli spara nel cranio. Ally, a questo punto, ottiene la stragrande maggioranza del voto femminile e vince un seggio al Senato.

La stagione si conclude con Ally che infila Oz a letto, indossando il mantello della SCUM, pronta a partecipare ad un incontro con un gruppo di “donne autorizzate che vogliono cambiare il sistema”.

Il gioco di Ally

Torniamo a dove ci eravamo lasciati con lo scorso episodio: Kai ha intenzione di uccidere decine e decine di ragazze incinte (sotto il consiglio del Charles Manson che ormai si è impossessato della sua mente contorta), così da riuscire a gettare nel panico in maniera definitiva la popolazione e non avere più alcun rivale politico.

Straziante e magistralmente recitata la scena che ha come protagonista una Beverly Hope ormai completamente persa che chiede ad Ally di ucciderla: essa conferma quanto la bravura degli attori sia da sempre stato uno dei fiori all’occhiello della serie.

La svolta, però, non tarda ad arrivare: veniamo a conoscenza, infatti, che la ormai spietata Ally avesse collaborato fin dai tempi dell’ospedale psichiatrico con l’FBI, fungendo da abile spia.

Dopo l’arresto di Kai, la donna diviene il simbolo assoluto del femminismo, ed è da qui che parte la sua abilissima ascesa al potere.

Tutto viene ribaltato: la vittima tormentata dalle fobie più assurda diviene la controparte femminile del suo più acerrimo nemico.

La vittoria delle donne

La vicenda della SCUM, la controversa setta formata da Valerie Solanas e composta da sole donne con l’obiettivo di sterminare il genere maschile, diviene in questo finale il perno principale su cui si articola l’intera vicenda.

Era difficile immaginare che questa storyline, presentata quasi come un filler all’interno del settimo episodio, sarebbe diventata così fondamentale.

Così, man mano che si prosegue nella puntata, ci rendiamo sempre più conto di quanto Ally sia divenuta una sorta di corrispettivo di Kai Anderson, nonostante il popolo la veda ancora come la vittima nelle mani del dispotico rivoluzionario. 

Ed è così che si sviluppano i due piani ideati dai personaggi: quello di Kai, abbastanza chiaro sin dall’inizio e quello di Ally, silenzioso ma molto più letale. Questo simboleggia, in un certo senso, la differenza tra i modi di agire degli uomini e delle donne:

“A questo mondo c’è qualcosa di più pericoloso di un uomo umiliato: una donna crudele.”

Il potere delle donne di agire sempre in silenzio, costrette perché considerate inferiori dall’uomo, può renderle crudeli, e non esiste nulla di più pericoloso.

Bellissimo il parallelismo tra la frase di Kai pronunciata nella 7×01 di American Horror Story Cult e la risposta data da Ally, che ci illustra l’intero percorso compiuto dai personaggi all’interno di questa storia.

Che sia Trump o la Clinton, che si tratti di uomo o donna, ciò che differenzia una vittoria politica da un’altra è il modo in cui si decide di agire, il modo in cui si decide di scendere a compromessi. Per questo motivo Ally e Beverly vincono su Kai, che aveva ormai perso credibilità e aveva giocato le sue carte in maniera fin troppo rumorosa.

Il gioco del crudele silenzio, dell’atrocità degli omicidi nascosti a tutti pur di risultare un simbolo positivo per la società (a differenza di Kai, che ormai non faceva altro che rivendicare ogni sua azione perché determinato a mostrare al mondo la sua essenza con orgoglioso) ha vinto su tutti i fronti.

Assistere all’acquisizione di sicurezza, meschinità e crudeltà di Ally, messa in contrapposizione alla rinnovata fragilità di Kai, che aveva ormai perso ogni cosa pur di adempiere al desiderio di venir ricordato dalla società, ci ha permesso di elaborare riflessioni sia sulla psicologia dell’uomo che sull’organizzazione politica organizzata dallo stesso.

Considerazioni finali

American Horror Story Cult conclude il suo viaggio nella maniera più coerente possibile, portando a compimento un messaggio forte ed attuale.

Ally con il cappuccio della SCUM davanti allo specchio, quasi a sottolineare quanto ormai l’unica cosa che l’accomunasse alla sua precedente personalità fosse, appunto, il solo volto che si riflette dinanzi allo specchio, riesce ad essere una delle chiusure più belle ed emblematiche della serie.

Voluta e meravigliosa è la palese somiglianza tra due personaggi di differenti stagioni, entrambi interpretati dalla Paulson: Lana e Ally. Non a caso il personaggio di Asylum viene citato in questo episodio conclusivo, proprio per rimarcare il percorso simile compiuto da queste donne in epoche diverse.

Quando le ingiustizie ti colpiscono come lame improvvise, è difficile riuscire a fermare la tentazione di rispondere attraverso armi ancora più letali, e la politica è sicuramente  una di queste.

La settima stagione chiude i battenti, insegnandoci quanto sia sbagliata l’estremizzazione, che sia da parte delle donne o da quella degli uomini.  Ci fa riflettere, infatti, quanto sia cambiato il riscontro delle donne nei confronti di Ally dopo l’uccisione di Kai.

Se il popolo in primis non si renderà conto di quanto sia errata l’ideologia stessa dell’estremizzare, la politica non potrà mai e poi mai progredire in maniera tale da garantire all’uomo una vita migliore.