“Atlantico”: il viaggio in musica di Marco Mengoni

Cosa c’entra Marco Mengoni con Lucio Dalla e Adriano Celentano? Scopritelo attraverso la recensione al suo nuovo album, “Atlantico”

“Atlantico” è un disco in cui Marco Mengoni conferma, senza troppo sforzo, la sua vocazione internazionale.

A dire il vero ci aveva già provato nel 2011 con “Solo 2.0” ma l’accoglienza non fu delle migliori. Oggi Marco lo sa bene che i cambiamenti han bisogno di tempo: quel tempo sembra arrivato tanto che non farei fatica a considerare “Atlantico” (15 tracce nei negozi da ieri per Sony Music) il più degno successore dell’album prima citato.

Il tema portante del disco è il viaggio; un viaggio fisico, reale, che ha portato Marco in giro per i Paesi bagnati dall’Atlantico (da cui per l’appunto il titolo dell’album).

Una ricerca, zaino in spalla, iniziata poco più di un mese fa con due singoli Voglio e Buona Vita. Eccola la seconda conferma dell’album, in Voglio Marco Mengoni è carnale quanto il Lucio Dalla di Canzone, lui che con Lucio aveva condiviso Meri Luis in uno degli ultimi album del cantautore bolognese.

Ma le sorprese non sono finite: in La casa azul (dedicata alla pittrice ed icona messicana Frida Khalo) è una sciabolata il cammeo di Adriano Celentano. Cosa voglio dire con questo? Che con “Atlantico” Marco potrebbe raccogliere l’eredità dei sopracitati artisti, divenendo una delle certezze della musica italiana negli anni a venire.

In “Atlantico” però c’è anche spazio per il Mengoni che sceglie con cura le metafore: così Muhammad Alì diventa la figura di una vita che non smette di assestare colpi, e Amalia gioca col suo nome (Amalia ammalia) per farci capire quanto a volte il dolore possa essere quasi necessario per cantare.

In un disco che canta di mondi ed esistenze al confine (mai così protagoniste come in Rivoluzione) non c’è quasi più spazio per il Mengoni delle ballad fatta eccezione per I giorni di domani e Hola, che forse funziona meglio nella versione da solista che in quella  condivisa con Tom Walker.