Bohemian Rhapsody: l’immortalità e la demitizzazione di una leggenda



Bohemian Rhapsody, Rami Malek
Immagine dalla pagina Facebook del film

Bohemian Rhapsody: con un incasso di 800mila euro solo nella giornata di lancio, il biopic su Freddy Mercury rapisce il pubblico in un vortice di emozioni e musica

Bohemian Rhapsody, il biopic su Freddie Mercury realizzato dalla regia di Brian Singer e con protagonista Rami Malek ha già incassato 800mila euro. Dopo una lunga attesa i fan italiani hanno finalmente potuto ammirare i Queen sul grande schermo, lasciandosi trasportare da musica ed emozioni. Il film rapisce lo spettatore per circa 2 ore e 30, senza risultare lento o noioso. Anzi le immagini scorrono abbastanza veloci, seguendo la nascita ed i successi senza tempo di una delle band storiche del panorama rock internazionale.

La trama

La prima cosa che il film ci mostra è l’inizio di quell’ultimo spettacolare concerto a Wembley dell’11 e 12 luglio 1986 per poi tornare al 1970, anno della loro nascita. In quell’anno troviamo un giovane Freddie Mercury, pseudonimo di Farrokh Bulsara, che svolge la sua routine quotidiana e nel tempo libero scrive canzoni. Appena 20enne e senza ancora un’aspirazione stabile è in conflitto con il padre che vorrebbe vederlo realizzato grazie all’educazione scolastica ricevuta. La sua famiglia, di origine pakistana, però non potrà fermarlo quando una sera, alla fine di un concerto, fonda la band che lo porterà al successo con Roger Taylor e Brian May, interpretati da Ben Hardy e Gwilym Lee. A loro poi si aggiungerà il bassista John Deacon, interpretato da Joe Mazzello. 

Il mito demitizzato

Da allora il film Bohemian Rhapsody segue la loro ascesa, successo dopo successo, concentrandosi non sul privato dei protagonisti, ma sulla loro musica e la nascita dei maggiori successi che hanno segnato la loro carriera. L’intero film ruota intorno ai Queen come musicisti e ci fa vivere il vero processo creativo grazie al quale sono nati i loro dischi. E così se in un primo momento non tutti credevano in loro, grazie all’indubbio talento e all’eccentricità, propria di quegli anni, si sono affermati.

Nel film quello che manca forse è qualche cenno in più alla loro gavetta, al come hanno cercato opportunità per potersi esibire. Particolare e simpatico episodio avvenuto nella realtà è quello in cui David Bowie acquistò un paio di stivali vendutigli da Freddie Mercury in persona prima del successo. La Band infatti per racimolare qualcosa aprì, poco dopo la sua formazione, una bancarella di vestiti vintage a Kensington Market.

In parallelo alla musica viene percorsa in Bohemian Rhapsody la bella amicizia con Mary Austin (Lucy Boynton), grande amore di Freddie prima di scoprire e affermare la sua omosessualità. Per lei è stata scritta “Love of my Life” del disco “A Nigth at the Opera”. In particolare di questo loro primo disco si vede tutto il processo creativo, mostrando anche le prime piccole discussioni tra i membri della Band.

Da più o meno metà film inizia invece “l’ascesa agli inferi” di Freddie. Viene così mostrato, anche se in modo velato ed elegante, il suo avvicinamento alla vita dissoluta, fatta di alcool, droga e sesso occasionale (quest’ultimo solo citato e mai mostrato). Solo alla fine vediamo il Freddie tenace e attaccato alla vita, nonostante la scoperta di essere gravemente malato. E’ in questa parte del film che si assiste ad una vera e proprio demitizzazione del mito.

Rami Malek è Freddie Mecury, un performer che dà al pubblico ciò che vuole

Rami Malek nei panni di Freddie Mercury è magistrale; è incredibile anche la somiglianza tra i due, non solo estetica, ma nelle movenze, tutte così spontanee e disinvolte. Malek riesce a cogliere tutto del noto front-man. Per quanto riguarda l’aspetto esteriore una grande maestria è stata dimostrata dai truccatori e i costumisti di Bohemian Rhapsody; essi hanno curato tutti nei minimi dettagli: dal taglio di capelli ai piccoli oggetti quotidiani.

Scene significative

Fenomenale la sua performance sul palco di Wembley: se Rami Malek aveva già dato prova del suo talento nella serie tv Mr Robot, in questa scena ha davvero toccato un livello superiore. Altre due particolari scene degne di nota hanno a che fare con la scoperta della malattia.

La prima è quando si reca in un ospedale all’alba e gli viene confermata la malattia. Vediamo un lungo corridoio, che funge da sala d’aspetto, illuminato da alte finestre dalle quali entra un fascio di luce bianca che quasi rappresenta la luce divina. Tutto il luogo sembra una chiesa ed è proprio qui che Mercury incontra un fan malato di Aids; il ragazzo, dopo averlo riconosciuto, gli intona un “Eoo”, lo stesso che lui chiamava sul palco per interagire con il pubblico. Da questa scena si evince tutta la sua gloria, la sua notorietà che può essere paragonata a quella di una divinità.

L’altra scena di Bohemian Rhapsody che sottolineiamo simboleggia la sua voglia di vivere, il suo attaccamento alla vita, nonostante la consapevolezza di una morte vicina ed è quella in cui vediamo un Freddie davanti allo specchio di casa mentre di sottofondo c’è “Who wants To Live Forever”. Lo stesso brano da lui composto è nato proprio in quel periodo, nel 1986, pochi anni prima di morire nel 1991.

Un plauso alla regia

Scena dopo scena il regista ha fatto uso di particolari tecniche cucite a pennello nella pellicola, come per esempio l’uso delle dissolvenze o delle scene incrociate. Queste ultime particolarmente usate tra la fase di composizione di una canzone e l’esibizione successiva. Molto bella è stata anche la grande attenzione ai dettagli: molte inquadrature sono infatti riservate alle mani, al volto e ai piccoli oggetti.

Le critiche dei fan

Dopo la visione del film Bohemian Rhapsody, i fan dei Queen si sono divisi in due: c’è chi lo ha adorato e chi invece ne è rimasto deluso. Tra i commenti negativi dei fan c’è chi sostiene che il film abbia mostrato solo poche cose della vita di Freddie Mercury, saltando quelle veramente importanti. Già alcune critiche avevano fatto capolino dopo il rilascio del trailer, che pur essendo fatto bene, non mostrava la malattia del cantante o l’amore per Jim Hutton.

Molti fanno riferimento alle aspettative non rispettate, sia dal punto di vista dei contenuti sia dal punto di vista tecnico. Il film infatti non solo pecca per la sceneggiatura ma è anche troppo romanzato. Per questa fetta di fan al film manca qualcosa e a tale proposito si è espresso l’attore protagonista, Rami Malek.

Le parole di Malek

“So che in queste due ore di film l’intento era quello di celebrare la vita di Freddie – ha detto l’attore – ed è stato fatto un grande sforzo per far sì che questo film non fosse edonistico o allusivo. Penso che a tutti noi avrebbe fatto piacere riuscire a raccontare di più circa la relazione che Freddie ha avuto con Jim Hutton nell’ultimo periodo della sua vita. La loro storia è stata meravigliosa, fosse stato per me avrei aggiunto un’altra ora a questo film per colmare le lacune della trama.”

Ha poi aggiunto, sottolineando ciò che Bohemian Rhapsody voleva mostrare: “Non avrebbe mai potuto essere perfetto un film che racconta la storia di un uomo che meriterebbe di essere raccontata da infiniti documentari e miniserie. Lui e la band sono riusciti a buttare giù tutte le convenzioni che riguardano la musica e come le persone dovrebbero comportarsi in pubblico. Lui è stato rivoluzionario per il semplice fatto di essersi rifiutato di essere segregato o messo ai margini in qualsiasi modo. Sono troppi gli aspetti che andrebbero raccontati di questa storia, non c’è modo di uscirne. Si potrebbe fare un’altra versione ma in questo caso noi abbiamo deciso di focalizzarci su un periodo di tempo ben definito che doveva culminare con il Live Aid.

Nessuna critica eccessiva invece è giunta per le interpretazioni degli attori, tutti ampiamente apprezzati. Lo stesso Brian May ne è rimasto particolarmente colpito, tanto da ipotizzare una candidatura agli Oscar per Rami Malek. Sarà davvero così?

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