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In grotta del Circeo sono stati rinvenuti i resti di nove uomini di Neanderthal. Una scoperta sensazionale che “getterà una luce importante sulla storia del popolamento dell’Italia”

In una antica grotta del promontorio del Circeo è stata fatta una scoperta sensazionale. Dario Franceschini, il ministro della cultura, l’ha definita senza giri di parole una “una scoperta di cui parlerà il mondo“.

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Nuove prospettive di studio

Sono stati rinvenuti i resti di nove ominidi ascrivibili alla specie Homo neanderthalensis, cioè uomini di Neanderthal. Il ritrovamento dimostra che il promontorio laziale è uno dei luoghi più rilevanti a livello mondiale per la storia dei nostri “fratelli” Neanderthal. Questa scoperta – come spiega il direttore del servizio di antropologia della SABAP per le province di Froninone e Latina, Mario Rubini – consentirà “di gettare una luce importante sulla storia del popolamento dell’Italia“.

Studiando la grotta, inoltre, si potranno comprendere “i cambiamenti climatici intervenuti tra 120 mila e 60 mila anni fa”. Ad affermarlo è Mario Rolfo, docente di archeologia preistorica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata.

Il ritrovamento

L’esplorazione scientifica delle grotte del Circeo è stata avviata nel 1939. Il 24 febbraio un gruppo di operai scoprì casualmente una grotta il cui ingresso era impraticabile per via di una frana. Il giorno dopo intervenne il paleontologo Alberto Carlo Blanc. All’interno della grotta venne ritrovato un cranio in buono stato di conservazione di Neanderthal. Dopo oltre ottant’anni, sono stati trovati i resti fossili di altri nove della specie Homo Neanderthalensis. Non è tutto: nella grotta c’erano anche resti di animali: delle iene, un elefante, un rinoceronte, un orso delle caverne, un grande bovino estinto.

La presenza dei resti animali nella grotta si spiega tramite l’azione delle iene. Queste, infatti, trasportano nelle tane le loro prede per poi cibarsene. Ciò sarebbe confermato dal fatto che le ossa abbiano tracce di rosicchiamento. Otto ominidi ritrovati sono collocabili tra i 50mila e i 68mila anni fa. Uno, invece, è databile addirittura tra i 100mila e i 90 mila anni fa. Tutti gli individui sono adulti, eccetto uno di età più giovanile.

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