15 Luglio 2025 - 10:23

Cyberbullismo, il lato oscuro della rete: quando l’odio viaggia online

Aumentano i casi tra i giovanissimi. Psicologi, educatori e istituzioni chiedono una maggiore consapevolezza digitale

Nel silenzio di una cameretta, davanti a uno schermo che dovrebbe solo divertire o informare, molti adolescenti si trovano invece intrappolati in una spirale di offese, minacce e umiliazioni. È il fenomeno del cyberbullismo, una forma di violenza psicologica che si consuma online, spesso nascosta agli occhi degli adulti ma con conseguenze profondissime su chi la subisce.

Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione e del Garante per l’Infanzia, un adolescente su cinque ha dichiarato di essere stato vittima di cyberbullismo almeno una volta. I social network, le chat private e le piattaforme di gaming sono i principali “luoghi virtuali” dove avviene questa forma di bullismo. A differenza di quello tradizionale, il cyberbullismo non ha limiti di tempo né di spazio: i messaggi offensivi possono arrivare a qualsiasi ora, e le immagini o i video diffusi possono rimanere online per sempre.

Le forme del cyberbullismo

Gli esperti distinguono diverse forme di cyberbullismo: dal flaming (litigi violenti online) al denigration (diffusione di pettegolezzi o contenuti denigratori), dal cyberstalking al outing, ovvero la pubblicazione non autorizzata di informazioni private. In tutti i casi, l’obiettivo è uno solo: ferire, escludere, intimidire.

«Il cyberbullismo mina l’autostima e può avere gravi ripercussioni psicologiche – spiega la psicologa scolastica Laura Romano –. Spesso chi ne è vittima prova vergogna e paura, e tende a isolarsi. Nei casi più gravi, possono verificarsi anche atti autolesionistici o pensieri suicidari».

Il ruolo degli adulti

Scuola e famiglia giocano un ruolo fondamentale nella prevenzione e nell’intervento. Tuttavia, molti genitori faticano a riconoscere i segnali di disagio: calo nel rendimento scolastico, ritiro sociale, cambi d’umore improvvisi. «Serve più dialogo e più educazione digitale – prosegue la dottoressa Romano –. Non basta vietare il telefono: bisogna insegnare ai ragazzi come usarlo in modo sicuro e rispettoso».

Nel 2017 l’Italia ha introdotto una legge specifica (n. 71/2017) per contrastare il fenomeno, riconoscendo il diritto per i minori e le loro famiglie di segnalare contenuti lesivi e ottenere la rimozione dei materiali offensivi. Ma la normativa da sola non basta.

Educare al rispetto, anche online

Diverse scuole e associazioni stanno portando avanti progetti di educazione civica digitale, per aiutare i giovani a comprendere i rischi della rete e a sviluppare empatia anche nel mondo virtuale. Il messaggio è chiaro: le parole hanno un peso, anche dietro uno schermo.

Le campagne di sensibilizzazione, come il Safer Internet Day e gli sportelli di ascolto nelle scuole, rappresentano un primo passo. Ma la lotta al cyberbullismo passa anche da una responsabilità collettiva: genitori, insegnanti, coetanei, istituzioni e piattaforme online devono fare rete per proteggere chi è più vulnerabile.