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Immagine da YT Palazzo Chigi

Lo scenario 4 sembra essere ormai sempre più papabile per Lombardia, Piemonte e Calabria. Il nuovo DPCM farà scattare il coprifuoco

Sono momenti di trepidante attesa, il fatidico giorno, la decisione definitiva dovrebbe arrivare entro oggi. Sarà un giorno da “dentro o fuori” per Lombardia, Piemonte e Calabria. L’ago della bilancia è il nuovo DPCM che sarà quasi certamente firmato da Giuseppe Conte durante la giornata odierna. I pronostici non sono affatto benevoli: il lockdown totale sembra ormai cosa fatta per le tre regioni, che si sono ormai rassegnate all’idea del “coprifuoco” e della chiusura a mani basse. Uno scenario che sicuramente in tanti non ameranno.

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Il cosiddetto “scenario 4” porta ad un concetto di lockdown che si sposta sul piano nazionale. Stiamo, infatti, per tornare al passato, in qualche modo, a quando tutta Italia si era chiusa nel tentativo di stoppare sul nascere la diffusione del Coronavirus. Gli interventi saranno validi, dunque, in tutta Italia. Il Paese è stato diviso in tre fasce, che corrispondono ad altrettanti scenari di rischio individuati con criteri “scientifici e oggettivi“. In sintesi, più alta è la diffusione del virus, più le misure restrittive saranno forzate, come è logico che sia.

Si parla già di chiusura di centri commerciali, centri scommesse e giochi, tutti i musei e tutte le mostre, riduzione della capacità di riempimento di bus e metropolitane del trasporto pubblico locale con la capienza che passa dall’80% al 50%. C’è poi il punto sicuramente dedicato alla didattica a distanza, metodo che sarà utilizzato per le scuole superiori e per le università. Scuola dell’infanzia, elementari e medie continueranno invece ad essere in presenza.

Ma il punto è un altro: il tema del coprifuoco della Lombardia divide nuovamente la maggioranza. Ancora una volta, PD e 5 Stelle sono agli antipodi e tentano di mediare per una soluzione comune.

L’accordo mai trovato

Che le due anime del Governo si pestassero i piedi a vicenda sul DPCM, è cosa nota ormai da troppo tempo. Ma ora diventa una partita da giocare a tre, perché c’è un nuovo incomodo che promette di dar serio fastidio sia al PD che ai 5 Stelle: le Regioni. Ormai, i presidenti di Regione sono diventati un vero e proprio mondo a parte. I governatori sono una spina nel fianco costante del Governo. E non conta più il partito, perché a dar fastidio possono essere sia un Zaia che un De Luca. L’accordo mai trovato con gli organi territoriali, dunque, pesa come un macigno.

Ed è proprio questo che frena la maggioranza. Se da un lato il Governo vorrebbe più cautela e soprattutto delle misure nel DPCM che andrebbero a favorire un’uguaglianza su tutto lo strato del Paese, le Regioni vorrebbero che queste stesse misure siano prese proprio dal Governo. Insomma, c’è una specie di gioco “scarica-barile“, in cui ognuno non vuole prendersi la responsabilità delle mosse che verranno fatte per bloccare la pandemia. Così facendo, però, in questo modo, si rischia una stasi procedurale che ha come effetto quello di ritardare le misure. E il ritardo, a sua volta, produce più incertezza nei cittadini.

Dunque, in teoria, basterebbe mettere da parte l’orgoglio e cominciare a cooperare in maniera seria. Un Governo, solitamente, opera in maniera unitaria, in tutte le istituzioni. Non esistono partiti di serie A e di serie B, all’interno dello stesso. Ma questo, a quanto pare, sembra essere il problema principale proprio di quest’ultimo. E dovrebbe avere fretta nel risolverlo, perché la pandemia infuria, e non aspetta nessuno.

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