Erdogan
L'accordo tra la Turchia e l'Unione sui rifugiati

Erdogan, il Presidente che non piace all’Europa e non solo. Il colpo di stato di questa notte ha mostrato la fragilità del potere centrale, ecco il perché

[ads1]

Potrebbe interessarti:

Il colpo di stato di questa notte sembra aver rafforzato la leadership di Erdogan in Turchia, ma analizzando quelle che sono state le reazioni internazionali al suo fallimento capiamo che la situazione è ben diversa oltre i confini dello stato. I maggiori leader mondiali hanno espresso una solidarietà tiepida e di circostanza al Presidente, limitandosi a richiamare rispetto del voto democratico che lo ha portato al potere. I motivi sono molteplici, ma il principale è il doppiogiochismo del leader relativamente alla questione siriana, che preoccupa gli Stati Uniti e gli alleati europei, e che ha cagionato il definitivo abbandono dell’idea di accogliere la Turchia nell’Unione Europea

Perché Erdogan non piace

Nel drammatico contesto del conflitto siriano, in cui gli Stati Uniti lottano al fianco dei curdi contro il regime dello Stato Islamico, il supporto di Ankara è venuto inaspettatamente a mancare. Il governo turco, anzi, ha mostrato più volte di percorrere una linea di condotta estremamente ambigua, non certo supportando apertamente i jihadisti, ma negando l’appoggio ai curdi, sperando di riportare la Turchia al centro dello scacchiere medio orientale, con Erdogan a tirare i fili, da bravo burattinaio. Questo suo gioco, però, è costato al Presidente la perdita della fiducia da parte dei suoi alleati, Usa in primis, che adesso non si fidano più di lui.

Erdogan
Il Presidente turco Erdogan

La primavera araba

Questo quadro di diffidenza generale viene ulteriormente aggravato dai dissidi interni che, come ha dimostrato il tentativo di golpe, seppur fallito, di questa notte, sono sempre presenti. Ultime in ordine di tempo le manifestazioni di piazza Taksim, del maggio 2014, in cui i turchi scesero i  piazza per protestare proprio contro Erdogan, e che furono brutalmente sedate con cannoni ad acqua, lacrimogeni e proiettili di gomma sparati sui dimostranti dalla polizia. Il rovescio della medaglia di questa situazione è la richiesta della Turchia di entrare nella UE, definitivamente tramontato dopo le violenze di piazza Taksim. Il tentativo di influenzare le primavere arabe a Tunisi, al Cairo e a Tripoli non è andato a buon fine in ogni caso, il doppio gioco si sta rivoltando contro il Presidente, rendendo il ritorno trionfale di questa notte solo un apparente momento di quiete.

I profughi

Erdogan aveva concluso un accordo con l’Unione Europea il 18 marzo di quest’anno. In cambio di sei miliardi di euro, Ankara era impegnata a riprendere tutti i rifugiati presenti nei campi profughi greci a partire dal 4 aprile. L’accordo prevede che i profughi sulla rotta balcanica, tra cui anche i siriani, siano rimandati indietro in Turchia. Per ogni profugo che sarà riammesso in Turchia dalla Grecia l’Unione europea s’impegna a riammetterne uno sul suo territorio attraverso un visto umanitario. Si parla di 72mila persone da trasferire nella UE dalla Turchia. 

La Turchia come ponte tra due mondi, un progetto che va sempre di più svanendo per lasciare spazio all’isolamento di uno stato che non mostra di tendere la sua mano alla democrazia.

[ads2]

Letture Consigliate