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L’Inter vince e convince ma continua il caso Eriksen-Conte: il danese mandato in campo gli ultimi 3 minuti. Il tecnico: “Con lui rapporto ottimo”

Se la storia tra Christian Eriksen ed Antonio Conte potesse essere inserita una categoria ben precisa, sicuramente si farebbe fatica a trovarla. La certezza è che il danese la inserirebbe tranquillamente nell’ambito delle umiliazioni professionali. Quanto si sta verificando per l’ex-Tottenham, passato a furor di popolo nello scorso gennaio all’Inter, è qualcosa di poco spiegabile.

Il nuovo atto della storia tra Eriksen-Conte si consuma al 90′ di Inter-Bologna: il mister decide di mandarlo in campo negli ultimi 3 minuti di gioco (ovvero quelli di extratime concessi da Valeri) per far fare passerella a lui ed Alexis Sanchez. Peccato che San Siro sia vuoto e dunque la “passerella” non se la gode nessuno. Anche la faccia dello stesso Eriksen, volto cupo e capello rasato, sembra rispecchiare il pensiero del tifoso medio nerazzurro che assiste a questo teatrino davvero poco divertente. In molti si sono scagliati contro il tecnico per il comportamento nei confronti del calciatore, ritenuto poco “professione” e mancante di rispetto alla figura dell’uomo. Una macchia in una giornata in cui l’Inter ha giocato bene ed ha portato a casa tre punti meritati.

A mettere ulteriore benzina sul fuoco su questa vicenda ci si mette lo stesso Conte. In mixed zone, l’ex-tecnico di Juventus e Chelsea ha risposto così alla domanda su Eriksen: Il mio rapporto con Christian è ottimo, così come con tutti i calciatori. Lui sta lavorando e deve continuare a farlo. Una risposta netta, secca, senza voler andare oltre, quasi ad ignorare il problema o sorvolare per evitare di entrare ulteriormente nel merito e di ricevere domande magari ‘scomode’.

Se inizialmente Conte aveva optato per un modulo col trequartista per provare ad inserire Eriksen (salvo poi preferire Barella), adesso col ritorno al centrocampo a 5, la situazione del danese sembra essere sempre più limitata. E’ inevitabile che a gennaio ci sarà l’addio, salvo mancanza di offerte: il destino del danese alla corte di Conte (e dell’Inter) è ormai segnato.