Festival Internazionale del Giornalismo: liberi di informare



IX edizione del Festival del Giornalismo, il punto d’incontro tra giornalisti di tutto il mondo in cinque giornate tutte da ricordare

 

Si è conclusa ieri la IX edizione delI’International Journalism Festival, una kermesse che, sullo sfondo di una bellissima Perugia, ha riunito il mondo del giornalismo internazionale ed ha ospitato oltre 200 eventi e 600 speakers da 34 paesi diversi. Giornate intense di dibattiti, interviste e presentazioni di libri, workshop e serate teatrali, aggiornamenti e incontri che hanno dato voce ai più svariati argomenti.

Protagoniste assolute dell’evento la libertà di espressione, confronto e dialogo, pane quotidiano per gli ospiti del festival. I dibattiti e le conferenze hanno toccato argomenti attuali che hanno spaziato dall’informazione sul web ai social media, l’innovazione del giornalismo attraverso le nuove tecnologie, oltreché temi caldi e di primissimo piano quali la situazione dei media in Russia e in Ucraina dal punto di vista dei giornalisti locali, la censura in Turchia, il datagate, lo storytelling, l’attivismo online.

DSC_3953Free lance e giornalisti, appassionati si sono incontrati per discutere sul ruolo e sull’importanza del giornalismo, il tutto all’interno di una manifestazione gratuita e aperta al pubblico.

Tra i vari commenti all’evento, spicca quello del giornalista e scrittore Bill Emmott, volto a rimarcare l’importanza della manifestazione: “Penso che aver coinvolto giornalisti italiani e internazionali, arrivati da ogni parte del mondo per discutere insieme il modo di fare il nostro lavoro, parlare delle tecniche di storytelling ragionare tutti insieme delle opportunità e delle paure legate alle nuove tecnologie, sia stata un’idea forte“.

Ospiti di eccezione sono stati giornalisti italiani e del mondo di notevole spessore, che hanno raccontato la loro esperienza sul campo e hanno condiviso spunti e interventi con il pubblico. Abbiamo avuto modo di seguire l’intervento di Amedeo Ricucci, inviato RAI che è stato coinvolto in un sequestro in Siria nel 2013. Ricucci, durante il suo workshop “Professione videomaker”, ha parlato di Citizen Journalism e del ruolo dei videomaker professionali, “spesso per questioni di risparmio le aziende editoriali riducono le competenze riconducendo i ruoli in una sola persona”, questo fa sì che la qualità del racconto e della produzione si impoveriscano, “racconto per immagini, ecco cosa è il videomaker”.

Con entusiasmo ha ricordato il suo esordio e le prime telecamere, come si è creato il gruppo che ha curato il programma sperimentale Professione Reporter con Milena Gabanelli, la voglia di costruire un racconto che entusiasma, sconvolga e stupisca “è l’idea che conta” afferma Ricucci, e ancora “bisogna uscire dal paradigma della generazione precedente dei giornalisti, la differenza la fa l’idea”. Ecco cosa ha condiviso Ricucci con i suoi spettatori, con i free lance e chi ha partecipato al suo workshop, la voglia di raccontare in modo sempre diverso e più coinvolgente, ha raccontato del suo lavoro per trasmettere l’entusiasmo che lui stesso mette, ha dato un input ai giovani giornalisti di fare qualcosa che vada “al di là della superficie delle cose, la capacità di guardare dove trovare un’espressione”.

Le nuove tecnologie ci permettono di avere una quantità smisurata di possibilità, sta a noi trovare la giusta chiave, “bisogna essere un tutt’uno con il video e il commentato”, e mostrandoci alcuni dei suoi lavori, dai primi passi agli ultimi servizi, ci ha fatto capire cosa significa essere un giornalista inviato.

DSC_3954Un altro importantissimo intervento è stato “Guerra in Ucraina vista dai media indipendenti Russi”, un dibattito che ha coinvolto Marina Akhmedova di Russky Reporter, che si occupa di problemi sociali e culturali e dei problem i del Caucaso settentrionale, Pavel Kanygin di Novaya Gazeta, testata giornalistica di cui faceva parte anche Anna Politkovskaja, Timur Olevsky di TV RAIN che ha seguito la situazione Ucraina per il canale indipendente, Mumin Shakirov della redazione moscovita Radio Svoboda, a coordinare il dibattito Marcello Greco giornalista di TG3. I quattro hanno parlato degli arresti subiti e della situazione di guerra in Ucraina, affermando che è “una guerra di russi contro russi”, hanno parlato dell’attacco massmediatico che l’Ucraina vive da parte dei mezzi russi e dei circa 5.000 ucraini che si sono ritrovati ad essere stranieri nel loro paese perchè hanno rinunciato al passaporto e alla cittadinanza russa, della situazione dei militari ucraini che dopo l’occupazione e l’annessione alla Crimea hanno dovuto giurare fedeltà alla Russia. Una catastrofe umanitaria nell’est dell’Ucraina raccontata come uno sterminio mediatico.

festivalParticolare attenzione si è data all’intervento dell’attesissimo Edward Snowden che ha preso parte (via Skype) al dibattito su privacy e sorveglianza. Il  whistleblower ha speso parole di speranza sul futuro dei media «Sono lo strumento più efficace per ottenere trasparenza dal potere. Perché i governi non cedono volontariamente il proprio potere, non fanno passi indietro dai loro abusi e le tecnologie attuali stanno completamente sbilanciando i rapporti di forza tra cittadini e Stati». Nonostante in Italia il dibattito datagate è stato appena sfiorato, non sono mancate al Festival del Giornalismo discussioni in merito alla libertà di espressione, indiscussa protagonista dell’evento: dall’omaggio a Charlie Hebdo, all’intervento di Erri De Luca con un evento dal titolo “La parola contraria”, ricordiamo che  De Luca è al centro del dibattito per il processo che lo vede protagonista dopo le sue dichiarazioni a sostegno del movimento No Tav e sulla libertà del dissenso.

Dall’incontro con Caterina Malavenda e Luigi Ferrarella su “Diffamazione e non solo: la libertà di informazione in Italia”, si è parlato di fatti di pubblico interesse che spesso vengono limitati perchè messi sotto attacco dai politici, minacciando i cronisti di querela. Ma se da un lato si decide di tacere su alcuni fatti, sono soprattutto i social network ad essere utilizzati dai politici: intervento interessante che ha preso piede durante l’incontro con Enrico Mentana e Marco Damilano nel dibattito “La Repubblica dei selfie”, dove si evince che sono proprio i giornali che si trasformano nel megafono della politica.

11026109_10206368733198497_3504979143091800620_nA dare un ulteriore contributo al festival, Gazebo con un live show in una sereta indimenticabile con Diego BianchiMarco Damilano, Andrea Sofi e l’immancabile “Makkox” Marco D’Ambrosio, che come sempre hanno intrattenuto il pubblico con simpatia e leggerezza senza tralasciare temi fondamentali e problematiche del nostro paese,  con una carrellata dei loro migliori speciali.

Gli ideatori del festival hanno invitato anche figure amate da un pubblico più giovane, come Zerocalcare, Chef Rubio, Lo Stato Sociale. Non sono mancati i workshop e i dibattiti su innovazione e cultura d’impresa.

Il risultato è stato un intenso confronto e un approfondimento su temi importanti che il giornalismo odierno non può tralasciare, un festival che raccoglie idee e spunti utili per riflettere su questo nobile lavoro che è quello del giornalista, un punto di incontro che regala storie, racconti, interviste, strumenti e innovazione che speriamo di ritrovare al Festival del Giornalismo 2016.

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