Francesco Renga è tra i protagonisti di Sanremo 2021. Alla sua nona partecipazione e a trent’anni dal suo primo singolo, prima di salire sul palco dell’Ariston, svela qualche anticipazione sul brano in gara e sulla sua esperienza con la pandemia

Francesco Renga con l’edizione numero 71 del Festival di Sanremo, raggiunge quota nove partecipazioni (7 da solista). Un veterano insomma della kermesse canora e un big dalla b maiuscola. Nella settimana di prove festivaliere l’artista, trova anche il tempo di riferire qualche chicca e qualche anticipazione sul brano in gara e non solo.

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Un occasione da non perdere quindi. Ecco le dichiarazioni di Francesco Renga nel corso della conferenza stampa tenutasi questo pomeriggio via Zoom. La pandemia, l’importanza evocativa del ricordo, il confronto generazionale, questi e molti altri i temi affrontati dal cantautore.

Sanremo è quell’appuntamento imprescindibile

A rompere il ghiaccio è proprio una domanda che collega emergenza Covid, Sanremo e partecipazione: “Siamo in un periodo assurdo. Il Covid ci impone delle costrizioni, ma ciò non toglie nulla al valore simbolico di questo Sanremo. Entrerà negli annali della storia. Per me Sanremo è quell’appuntamento imprescindibile” spiega l’artista sottolineando la missione che quest’anno inseguirà la gara.

Nel casino della vita credo sia salvifico sapere e credere che a casa c’è qualcuno che ti aspetta e che quasi sempre collima con la felicità” confessa Francesco Renga, a proposito del suo personalissimo concetto di felicità e a questo tema si riallaccia subito il significato più profondo di Quando trovo te.

Il significato di Quando trovo te

Quando trovo te è la canzone che Renga presenterà al secondo Sanremo di Amadeus, nella sezione big. “Racconta di un uomo che cammina per strada ed è in tormento, in frustrazione. Ma c’è una soluzione a tutto questo, una via d’uscita, ovvero le piccole cose di ogni giorno, quelle che salvano la vita. Lo sguardo dei miei figli, il ricordo di un abbraccio, lo scambio di uno sguardo” spiega il cantante esplorando l’aspetto semantico ed interpretativo del testo.

Un testo nato in fretta a furia, dalle mani di Roberto Casalino e Dario Faini, oltre che dello stesso Renga: “Questa canzone è nata in quattro ore e quando succede vuol dire che si è verificato qualcosa di raro. Ci sono poi voluti mesi di lavoro per affinarla, ma l’intenzione originaria è rimasta“.

Quando trovo te è infatti una canzone partorita e nutrita in piena pandemia. Il brano nasce quasi per caso, a seguito di un episodio ben preciso, legato proprio al Covid: “Tutto è partito dai vecchi scatoloni riaperti in pieno lockdown. E’ tutto collegato, tutto raccontato in questa canzone“.

Il nodo centrale del testo è l’oblio, la dimenticanza e la conseguente necessità di sfruttarne le sue sfaccettature più positive: “Nascondo il più delle volte cose che poi riaffiorano nei testi delle canzoni che scrivo. L’artista usa la propria arte proprio per comunicare con il mondo. Riusciremo a dimenticare? Non lo so, di certo saremo tutti diversi e continuo a sperare migliori, se possibile“.

Restando in tema emergenza virus, tuttavia non tutto è andato proprio bene e in questo Francesco Renga, non si limita a fare qualche precisazione: “Non è andata bene, ma forse ce la stiamo cavando. Qualcuno è stato lasciato indietro e mi riferisco all’intero comparto del mondo dello spettacolo. Hanno avuto poche tutele e poche attenzioni da parte del governo. Sanremo rappresenta per queste categorie una ripartenza“.

E se di Sanremo si parla, come non poter citare le temutissime pagelle? Sull’argomento il cantautore non ci gira troppo intorno: “Non do mai molto peso ai giudizi in generale. Mi metto nei panni dei giornalisti e credo che ascoltare 26 canzoni in breve tempo non offra quella necessaria lucidità di analisi” dichiara a proposito di qualche votazione poco generosa a suoi favore e aggiunge “Credo però che questa sia una canzone che abbia bisogno di essere ascoltata e credo che crescerà nell’arco delle serate“.

Non sembra essere molto contrariato rispetto alla notizia della rosa dei 26 big composta da qualche nome meno noto, anche se confessa che in qualche caso è dovuto ricorrere all’aiuto dei figli: “I miei figli sono le mie orecchie e i miei occhi di quello che succede in ambito musicale. Non nego che qualche aiuto da casa l’ho dovuto richiedere. Ma devo dire che il cast è molto agguerrito, molto forte e saldamente legato al momento“.

Una posizione piuttosto equilibrata quella di Francesco Renga e consapevole di un meccanismo di scelta e di fruizione che con il corso del tempo è cambiato: “Sono stato al festival esattamente trent’anni fa e per me è motivo di orgoglio giocarmela con ragazzi molto più giovani di me, mi offre l’opportunità di esplorare a 360 gradi il panorama italiano. La vera svolta è che tra i big ci siano dei giovanissimi, questo è rivoluzionario”.

Dunque non sembra temere la competizione con i volti più giovani, ma c’è altro che turba l’artista: “Cantare senza pubblico è senza dubbio molto limitante. Può anche portare a sentirti ad ‘essere fuori stagione’. Significa per me sentirmi inadeguato ed è spesso per me una costante nella vita, tranne quando sono sul palco“.

L’assenza del pubblico non è l’unica sfida che attende Francesco Renga, infatti come spiega l’artista, è la prima volta che si presenta a Sanremo non con una Ballata classica. Ma del resto aggiunge “Anche la speranza ha cambiato umore ed è giusto che lo faccia anche la musica“.

E se qualche accanito fan spera già in un nuovo album entro la fine dell’anno, ecco la risposta: “Questo brano lo dedico a tutti noi, lo dedico anche a me. Per il momento sto scrivendo, sto lavorando, ma non ho un progetto in mente, tantomeno delle collaborazioni. Nuovo album? Diciamo che qualcosa uscirà sicuramente“.

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