5 Dicembre 2017 - 08:12

Il diamante della pace sarà messo all’asta per aiutare la Sierra Leone

sierra leone

Il diamante grezzo ritrovato qualche tempo fa in un villaggio della Sierra Leone sarà conteso in un’asta i cui proventi verranno investiti per il futuro del Paese

 

Si terrà a New York l’asta i cui proventi saranno per metà donati, senza riserve, alla popolazione di tutta la Sierra Leone, in Africa, al fine di migliorare sensibilmente le condizioni igienico-sanitarie e di vita in generale dei residenti locali. Sul tavolo delle offerte, sotto i riflettori di un pubblico troppo avvezzo alle sofisticate comodità borghesi, un gigantesco diamante grezzo ritrovato nel villaggio di Koyadu, nel distretto orientale di Kono, qualche mese fa, precisamente il 16 marzo del 2017.

I risvolti di tale ritrovamento sono stati incerti sino ad oggi, giorno in cui il governo del Paese africano ha deciso che si procederà con la vendita della pietra al miglior offerente, così da poter creare un fondo finanziario da investire direttamente sul territorio.

Il villaggio, tra i più poveri della Sierra, ospitava già da qualche tempo, tra gli esponenti della sua comunità religiosa, il pastore cristiano Emmanuel Momoh, il quale svolgeva in quel tempo, come di consueto, le sue attività di sussidio e sostegno all’intera comunità, facendo spesso visita ai lavoratori di miniera al fine di infondere coraggio e forza d’animo al loro operato.

Fu proprio il pastore a ritrovare l’enorme sedimento minerale dalle proporzioni inaudite; si tratta di un ritrovamento storico, il diamante grezzo più grande degli ultimi 40 anni con i suoi 706 carati effettivi. Tali caratteristiche lo collocano tra i 20 diamanti più grandi e preziosi mai ritrovati nella storia scibile dell’uomo, seconda per valore a tutti i ritrovamenti avvenuti nella Sierra Leone; al primo posto un diamante di oltre 900 carati rinvenuto dai minatori nel 1972 e venduto all’asta per 2,5 milioni di dollari.

Il pastore se lo ritrovò tra le mani proprio durante una di quelle tante visite alle miniere del villaggio di Koyadu, rimase attonito, ma nulla gli impedì di consegnare direttamente la pietra preziosa nelle mani del governo africano con la speranza che sarebbe stato investito per il benessere, l’economia e l’avanzamento sanitario della nazione.

Già in quella stessa occasione il capo dello Stato aveva enormemente apprezzato il fatto che la gemma non fosse stata contrabbandata al di fuori del Paese, ed aveva incoraggiato la popolazione locale a seguire proprio l’esempio del pastore, promettendo che la pietra sarebbe stata immediatamente venduta ed i guadagni sarebbero stati investiti sulla nazione in modo equo e soprattutto trasparente.

Finalmente vengono progressivamente definiti i tempi, i modi ed i luoghi in cui si realizzerà tale promessa; New York, simbolo e centro propulsivo dell’enorme ricchezza industriale dell’Occidente americano, è stata scelta quale città in cui verrà svolta la famigerata asta le cui cifre supereranno addirittura i 50 milioni di dollari americani, secondo le stime di chi azzarda pronostici.

Un regalo dalla nera terra africana quello che potrebbe dimostrarsi il primo incentivo alla crescita della Sierra Leone, un Paese che, pur essendo l’area di maggior concentrazione di pietre preziose grezze, rimane una regione poverissima e recentemente sconvolta da sanguinose guerre civili che hanno contribuito alla sua sconvolgente arretratezza; i diamanti e la sua ricchezza mineraria ne rappresentano la vera maledizione, nonostante in questo caso si parli di ”diamante della pace”, così come è stata battezzata la pietra ritrovata.

La vendita della gemma servirà ad incentivare lavori che porteranno alla realizzazione di canali di acqua potabile, elettricità, strutture ospedaliere e scuole in tutta la regione del ritrovamento.