Il Giovane Karl Marx: la recensione di Zon.it



Il Giovane Karl Marx

Con Il Giovane Karl Marx, Raoul Peck racconta una storia rivoluzionaria in maniera romanzata. Nel cast, August Diehl, Stefan Konarse e Vicky Krieps, nota a tutti per Il Filo Nascosto di Paul Thomas Anderson

Immaginate ed immergetevi nel 1843. Siamo nel periodo di formazione di una forza che diventerà determinante nel secolo successivo: il Partito Comunista.
Il Giovane Karl Marx si pone come un revival storico della nascita effettiva dell’estrema sinistra politica, delle teorie economiche che hanno dato origine a quel movimento che noi tutti conosciamo come “comunismo”.

L’opera arriva in un momento molto particolare, e Raoul Peck dà la sensazione di fornirsi delle origini proprio per raccontare la storia odierna. Una storia piena zeppa di regimi sovranisti, di crisi e di lotte di classe (emblematica la scena in cui Marx irride Proudhon e Weitling), il cui unico rimedio è proprio la rivoluzione.

Il Giovane Karl Marx ha, quindi, anche la sua funzione sociale. La lotta è al centro di tutto, i principi dell’uguaglianza e del socialismo rivoluzionario prendono il sopravvento. L’obiettivo che il film si pone è quello di risvegliare le coscienze, di far capire che l’ignoranza non ha mai aiutato nessuno.

Le relazioni umane

Oltre alla funzione sociale e didattica, il film si concentra anche e soprattutto sul Karl Marx uomo, tralasciando il filosofo. Un altro focus della storia, infatti, è quello che evidenzia il rapporto tra il vate tedesco e il suo compagno di mille avventure Friedrich Engels.

Alla fine, le due menti pensanti si dimostrano molto diverse, per quanto affini. Se Engels prende come modello la fabbrica tessile di cui il padre è proprietario, Marx ha un’altra preoccupazione più grande, e riguarda il modo in cui sfamare la famiglia con il suo lavoro “intellettuale”.

Ma i due continuano il loro rapporto simbiotico, che si evolve a tal punto da portarli ad una vera e propria “relazione”, a scontrarsi tra di loro e a farsi bevute insieme il secondo dopo. Parigi è il teatro della genesi del Manifesto del Partito Comunista, della scia di pensiero che ha segnato in maniera decisiva la storia moderna.

L’intelletto (non) al servizio del pubblico

Il Giovane Karl Marx non è, purtroppo, formato da sole luci. Il film si barcamena in riflessioni filosofiche, perdendo talvolta quella dimensione di spettacolo. L’apparenza è che Raoul Peck si concentri troppo sull’aspetto intellettuale, tralasciando quella dose di sottotrame che potevano servire a dare ben altra sostanza alla pellicola.

Il biopic, inoltre, non riesce a trovare il giusto equilibrio tra socialità e romanzo. Talvolta risulta troppo pesante da gestire, altre volte troppo leggero. Questo andamento oscillante penalizza molto l’ottima ricostruzione storica e lo splendore di scenografia e fotografia, di un livello eccelso.

Nota positiva sono, però, gli attori. August Diehl e Stefan Konarske forniscono due interpretazioni caratteristiche, intense e piene di sfumature e riescono ad enfatizzare due personalità particolari, come quelle di Marx ed Engels.
Vicky Krieps, già conosciuta per Il Filo Nascosto, spicca anche in quest’opera, nel ruolo della moglie del filosofo tedesco, Jenny. Mai banale e molto passionaria, una protagonista femminile che a tratti ruba la scena ai ben più quotati alter ego maschili.

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